Come si diffuse la leggenda

TRATTO DALLA BIOGRAFIA “CRISTINA DI BELGIOJOSO” DI ALDOBRANDINO MALVEZZI, TREVES,1937 :

La leggenda del cadavere nell’armadio

La famosissima storia del cadavere di Gaetano Stelzi ritrovato “imbalsamato” nell armadio di Cristina di Belgiojoso in Locate, non è detto se in quello degli abiti o della biancheria, ha un origine assai umile.

La terra di Locate è stata per parecchi decenni, quasi un vivaio di balie e di cameriere per tutt’un gruppo di famiglie dell’aristocrazia milanese imparentate con Cristina di Belgiojoso, ora furono queste contadine rozze e semplici che trapiantarono la favola dalle loro “cascine” alle guardarobe di certi palazzi milanesi. Ivi esse andavano raccontando l’emozionante storia, non solo agli altri colleghi domestici, ma anche ai bambini dei padroni, affidati alle loro cure. Infatti vivono ancora signore ottuagenarie [ questa nota è del 1837 ] le quali rammentano che la storia dell’armadio di Locate e del suo macabro contenuto fu loro narrato , sia dalla “Teresona”, quella stessa che si vantava di avere ucciso un tedesco durante le cinque giornate buttandogli una tegola sulla testa, oppure dalla “Pinetta” o dalla “Carolinetta”. Raccattata nelle anticamere, cucine e guardarobe di Milano, la storia fu propalata all’universo mondo da Raffaele Barbiera, dato che egli scrisse la sua fortunatissima biografia della Belgiojoso, in mancanza di documenti, su tradizioni orali.

Sta di fatto che il Barbiera, fu il primo a narrare per le stampe la celeberrima storia dell’armadio, senza citare le fonti dalle quali l’aveva desunta e senza portare alcun documento d’alcun genere che comunque l’avvalorasse. Onde, se i congiunti della Belgiojoso, quando fu pubblicato il libro del Barbiera, anziché cedere, come fecero, al desiderio così comune, ma tanto inopportuno, di evitare pubblicità, avessero preso i provvedimenti giudiziari opportuni a difesa dell’onore della principessa, così gravemente e gratuitamente offeso, avrebbero certo ottenuto la doverosa pubblica riparazione. Passate invece sotto silenzio le cose, quando sarebbe stato il momento d’intervenire, il piccolo e breve chiasso che si è voluto citare è divenuto un clamore immenso che nulla riuscirà mai a fare cessare.

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