Mia nonna mi raccontava che sua nonna era una trovatella e che la principessa era stata sua madrina.
In effetti sono riuscito a confermarlo, infatti nell’atto di battesimo della mia trisnonna, alla voce madrina/padrino, ho trovato questo:

Ill.ma Principessa
Belgiojoso Trivul
zio D. Cristina, ed
Ill.ma Principessa
Belgiojoso Trivul
zio D. Cristina, ed
il Sig. Maurizio Ex
selmans

Questo secondo nome e le informazioni annesse mi sono state suggerite dal Sig. Saggiorni, che ringrazio moltissimo.

( Informazioni biografiche su Maurice Exelmans )
La mia trisnonna era stata trovata sull’altare della chiesa della Fontana, a Locate.

La principessa le aveva risparmiato il brefotrofio e le aveva dato una vitalizio. Le aveva anche dato il suo stesso nome, Cristina. Mia nonna si ricordava ancora di suo nonno ( il marito della trovatella ) che andava in calesse, al palazzo Trivulzio di P.za Sant’Alessandro a Milano, a ritirare il mensile.
Le storie di famiglia dicevano che “forse era anche lei sua figlia, ma siccome nata in adulterio, era stata creata questa messinscena”. Le lettere della principessa in mano ancora al mio trisnonno, sarebbero state poi bruciate da una nipote, perdendo così ogni prova.
Parallelamente, pare che la stessa principessa abbia voluto far bruciare tutte le lettere in suo possesso.
Mia nonna raccontava ( riportato a sua volta da suo nonno) che in punto di morte la principessa avesse voluto solo la figlia Maria e la “figlia” Cristina.
La principessa, nel periodo antecedente la nascita della mia trisnonna, era partita da Parigi e si era isolata per più di un anno. Lo stesso Malvezzi, il suo più celebre biografo, dice di quel periodo:
“Di tutte queste strane ed imprevedibili cose riguardanti la Belgiojoso non tardò a spargersi la voce fra i molti, vicini e lontani, che le tenevano costantemente gli occhi addosso, incuriositi d’ogni minimo suo atto. E tutti fecero le meraviglie. Come mai e perché quella donna, dedita avidamente alla vita sfrenata di piaceri di Parigi, s’era ad un tratto trasformata in campagnola?” (pag. 288)
“La Belgiojoso che fu definita enigmatica in tante circostanze della sua vita, nelle quali invece una migliore conoscenza delle sue vicende ci dimostra che non lo fu affatto, ci appare davvero tale nel 1841” (Pag 335)
Per di più, la sua opera di benefattrice di Locate iniziò il 14 Dicembre 1840, con la costruzione dell’asilo.
Mia trisnonna era nata il 7 Dicembre, solo una settimana prima.
Nei documenti del brefotrofio di Milano, tra i carteggi riguardanti la mia trisnonna, il parroco di Locate ( Giosuè Brambilla, con cui in quel periodo la principessa giocava a tarocchi) dice :
“..gli imposi il nome di Cristina invitando in qualità di madrina la Principessa di Belgiojoso, la quale di buon grado assunse l’incarico non solo, ma si obbligò eziandio a fornire, come fornì la neonata di tuttociò, che gli fù necessario si per allora che per tutto il tempo del baliatico, obbligandosi in pari tempo a tutta la spesa della baliatura, a condizione però che detta figlia venisse baliata in vicinanza per poterla dessa vedere, e visitare di frequente
Per la cronaca, ho controllato dieci di battesimi (1835-1845) ed è l’unica bambina di cui la principessa è indicata come madrina. Anzi, è l’unica trovatella del periodo.
In un altra lettera viene riportato che :
“Il 7 xbre 1840 è stata trovata presso la chiesa della Fontana nella parrocchia di Locate Trivulzio una bambina che fu giudicata dall'[?] di giorni uno. Battezzata da quel Rev. Parroco col nome di Cristina, avendola trovata al sacro fonte la contessa Belgiojoso, veniva poi inscritta a questi Esposti al N. 962 del 1841 col nome di Cristina Corneliani.”
(Ricordo che i cognomi dei trovatelli venivano “inventati” utilizzando la prima lettera del nome più una vocale che indicava se la bambina era nata nella prima o nella seconda metà dell’anno)
Sui documenti c’è scritto anche che
“il caso è però specialissimo. Forse potrebbe sortire felice esito il coltivare le pratiche onde [?] che la cosa piegasse a maggior fortuna per la derelitta restando essa come figlia d’adozione della benefattrice. Vi fu un caso perfettamente eguale nel 1837.
[parola illeggibile] archivista onde si compiaccia fare indagini, sentito chi occorra, per reperire gli atti relativi raccomandandosi in particolare modo la più accurata diligenza al fine di conseguire lo scopo”
Sembrerebbe che la richiesta della principessa non fosse così frequente e non rientri nelle regole, visto che le consigliano di adottare la bambina. Per la principessa no sarebbe però stato possibile adottarla perché la legge era chiara :
L’art.180 del codice civile austriaco del 1815 diceva : “gli adottanti devono avere compiuta l’età di cinquant’anni, e i figli adottivi avere un’età minore di quella degli adottanti almeno di diciotto anni”
Strana legge, in effetti, ma la principessa aveva al tempo solo 32 anni, per cui non rientrava nei possibili “adottanti”.
Nell’ipotesi che fosse effettivamente sua figlia, in ogni caso c’era una legge del 8 marzo 1816 che diceva che “i figli generati in adulterio non possono essere legittimati dai loro genitori.Non ci sarebbe stata soluzione. Se non fosse stata potuta legittimare dal marito, non avrebbe potuto mai essere legalizzata nemmeno come figlia della propria madre..
Sappiamo bene che non l’ha fatto per Maria, facendola addirittura risultare come figlia di Bianchi e sua moglie; è logico pensare che non l’avrebbe fatto nemmeno una seconda volta. Non sappiamo esattamente quando, ma Cristina si era anche messa in testa di far legittimare Maria ( anche se ci riuscì solo quando aveva già 21 anni) ; Questa possibile seconda figlia adulterina non avrebbe di certo giovato alla sua causa.
Studiando ciò che succedeva in quel periodo attorno alla principessa, ho trovato molti riferimenti interessanti, tra cui un passaggio di una lettera di Honoré de Balzac alla sua amante Mme Hanska, riferendosi a Mme D’Agoult :
“Lis[z]t est trés heureux d’en être quitte. Elle est devenue journaliste avec Girardin. Elle se donne, comme la princesse Bel[gio]j[oso] le genre d’abandonner ses enfants.” (Lettres a Madame hanska. Tomo II, pag 216, Maggio 1843)
ovvero, letteralmente:
“Liszt è felicissimo di essersene liberato. Ella è diventata giornalista con Girardin. Ella si dà, come la principessa Belgiojoso, al genere di abbandonare i suoi figli.”
Mme D’Agoult, l’amante di Liszt ,effettivamente aveva abbandonato i figli Blandine,Cosima e Daniel, disinteressandosene, nonché i due figli avuti dal primo marito. Liszt li aveva sistemati da balie ed in collegi, seguendoli sempre da lontano, come dimostrano le centinaia di lettere ritrovate.
E’ interessante come riferisca che Cristina fosse del genere di “abbandonare i suoi figli”.
Visto che non si può trattare di Maria, da cui non si è mai separata, a chi si riferisce ?
(questo passo, a differenza di quasi tutti gli altri, non è riportato sulla biografia di Incisa/Trivulzio. Probabilmente non se la spiegavano..)
In alcuni altri passaggi sempre alla sua amata, dice che “ha rubato Liszt dalla d’Agoult”.

Balzac doveva essere un po’ pettegolo, o per lo meno curioso, visto che ha scritto la “Commedia umana”, in cui ritrae la vita della società parigina di quel periodo. I suoi racconti sono spesso basati su personaggi veri ed il divertimento del tempo era cercare di riconoscersi dietro ai personaggi.
Magari sapeva qualcosa che non tutti sapevano; forse, che la principessa era “scappata” da Parigi perché era incinta di Liszt.

Liszt arriva a Parigi proprio a fine marzo 1840 ( periodo del concepimento di mia trisnonna) e da dopo questo mese Mme D’Agoult ( l’amante “ufficiale”) inizia ad essere gelosa della principessa. Nel 1846, molto anni dopo e quando ormai si erano separati, Liszt confessa le sue storie con la principessa ( e con Mme Samoyloff e Mme de la Pleyel..) ( per un estratto della lettera cliccate qui)

Da notare anche una nota del maggio 1840 di Alphonse Karr sulla sua pubblicazione “Les Guepes” ( una specie di tagliente e sarcastica Novella 2000 della Parigi di quegli anni) :

“M. Liszt a, comme de coutume, donné le spectacle d’un beau talent qui se perd souvent dans l’exageration. C’est, du reste un moyen d’influence sue certaines femmes, qui abusent de se bruit pour en faire un peu de leur coté. – et il y avait qui se tordait. – Une princesse, fidéle aux pianistes en general, n’a pas voulu s’asseoir, par enthousiasme ; elle s’est tenue tout le temps debout, appuyée contre une colonne; – une comtesse pleurait et criat: – ces dames sont des étrangeres qui pensent, sans doute, que c’est ainsi qu’on a l’air de se connaitre en musique.”

La contessa piangente citata , è ovviamente la gelosa Mme D’Agoult.

Nel maggio 1843 Balzac scrive le novità a Mme Hanska:
“Quand à la Beljgio[joso][sic] qui, au dernier concert, a fait les honneurs de Liszt, assise au bas de son piano, elle n’y pense plus! Elle vient de faire 4 volumes sue l’établissement du dogme catholique. Elle a enlevé Liszt a la d’Ag[oult] comme elle a enlevé lord Normanby à sa femme, Mignet a madame Aubernon et Musset à George Sand, etc. etc. Quant au prince E.B., il vient d’enlever madame Lebrun, Ctsse de Plaisance, fille de la princese Berthier de Wagram, . Voul voulez des nouvelles, en voilà”.
Un bel pettegolo, che come tutti le persone con questa particolare caratteristica, esagera e magari storpia la verità. Conosciamo nei dettagli la storia di De Musset: La principessa non ha mai ceduto all’insistente ed innamoratissimo poeta, che si confessava con la sua madrina Caroline Jaubert. De Musset, rifiutato, pubblicherà addirittura una poesia contro la principessa, intitolata: “Sur une morte”
Ancora Balzac a Mme Hanska, nel giugno 1844 scrive :
Je reviens de la campagne de la princesse Cristina [Belgiojoso] ! J’ai vu Li[szt].

L[iszt] est absolument comme le maître chez la princesse, et j’ai q[ue]lq[ue] honte à vous dire que le Hongrois est un vrai Bohémien, qu’il a joué la comédie et la passion, comme je vous le disais.
..
Quant’ à elle, elle a suspendu les entrées de faveur pendant toute la durée des représentations de L[iszt].”
Sempre nel giugno del 1844, in un altra lettera le riferisce che Liszt “est chez la princesse B[elgiojoso] et si ostensiblement qu’il y retourne, et le dit, à onze heures et demie du soir et qu’il le dit. Christine ne mèrite pas plus d’égards”
<
Per concludere questi pensieri su Liszt-Cristina riporto un paragrafo della biografia di Incisa/Trivulzio :
“L’anno 1840 peraltro doveva essere un anno fatale, ma non per la carriera musicale di Liszt bensì per il ritorno della d’Agoult a Parigi da dove era fuggita per seguire Liszt. Ne nascerà la tremenda battaglia tra le due donne che finirà in un pareggio con il ritorno della Belgioioso in Lombardia e con l’accelerazione della rottura tra Liszt e la sua compagna”
Vorrei passare ora a Mignet.
In alcune lettere del 1841 della principessa al suo più caro amico, lo prega di venire a Locate per confidargli il motivo per cui è dovuta venire a Locate. Un motivo che non può dire per lettera. Contempla un “fragile ostacolo adorato” che la trattiene, e sono “degli interessi che sono allo stesso tempo dei doveri” che la trattengono da Parigi. Il suo amico Mignet non viene, ed allora se è “proprio sicuro che queste lettere non vengano aperte da nessun altro” gli scriverà il motivo. Non esistono più le risposte di Mignet, ma evidentemente le deve aver detto di si. Della lettera successiva manca la prima pagina. Evidentemente c’era scritto il motivo della sua ritirata e c’era anche scritto di distruggerla dopo averla letta..
Riporto i passi di alcune lettere :
Varese, 16 octobre 1841:
“.. Vous n’avez nul besoin de me recommander de ne point oublier mes amis de Paris. Je songe bien souvent à eux et j’éprouve quelquefois un besoin violent de me retrouver au milieu d’eux. Des interets qui sont en même tems des devoirs me retiennent loin de Paris, et je ne doute pas que si vous les connaissiez, vous ne m’encourageriez à ne point les négliger, dussent-ils exiger encore de plus sacrifices.”
Varese, 6 novembre 1841:
“.Croyez vous que la pensée d’un retour à Paris ne vienne pas souvent m’agiter et décolorer ma solitude? Croyez vous que je puisse songer sans une vive émotion au bonheur de me retrouver auprés de personnes que j’aime non seulment, mais qui me connaissent et que je comprends? Il faut alors pour me donner des forces que j’en demande à Dieu, que je m’enforce dans l’étude, que je m’attache à mes pauvres et surtout que je contemple ce frêle obstacle adoré qui me retient éloignée de Paris. Il m’est impossible de vous expliquer par lettre la gravitè des motifs qui me font demeurer. Mais si j’etait assez heureuse pour vous voir à Locate non seulment vous les exposerais-je avec pleine confiance: je vous demanderais
peut-être aussi de m’aider à les faire cesser. Et vous le pourriez mieux que tout autre, ai maintenant employè le peu de force que je possédais, contre moi même, n’en reservant aucune contre ni envers les autres.<
Locate 21 Fevrier 1842
“.. je souffre lorsque je rencontre les obstacles qui encombrent la route du bien; mais je souffre surtout lorsque je passe en revue les années qui se sont écoulées, les amis que j’ai quitté, en me disant que les unes ne reviendront jamais, et que peut-être je ne reverrai pas les autres – Je jouis lorsque je vois le changement heureux que ce pays a subi depuis un an, et que je me dis que je pourrai faire beaucoup mieux encore; …
Vous me demanderez si je crois réellement que tous les sacrifices que je m’impose sont commandés par Dieu. Je vous répondrai que je n’en sais rien; mais qu’à coup sur le moyen de plaire à Dieu c’est de penser à lui et de faire le bien = et à coup sur encore ce qui n’est pas ces deux choses, distrait d’elles – Voila toute la partie morale de mon catéchisme.
Les occupations que je me suis créées ici et les projets que je forme encore pour l’avenir ne m’empêcheraient pas d’aller à Paris, car il y a toujours une saison dans l’année ou Locate n’est pas habitable.
C’est précisément le tems de l’année ou Paris me serait le plus agréable. Les soirées et les bals sont terminés, les fainéans sont partis et je pourrais passer les étés aux environs de Paris comme j’en ai passé plusieurs.
Ce n’est donc pas Locate qui me retient – Si vous y étiez venu je vous aurais dit sans détour ce qui m’éloigne de Paris; c’est plus difficile à écrire; mais si vous êtes certain que mes lettres ne sont pas décachetée avant de vous être remises, je vous l’écrirai.
Je ne vois pas avec une lunette grossissante. Cette fois je vois avec l’expérience. J’ai essayé pendant plus d’une année de m’accoutumer à la vie que Blanchi voulait me faire et je n’en suis pas venue à bout. Je préfèrerais m’éta­blir au centre de l’Afrique plustôt que de recommencer – Cette vie ne répugnait pas seulement à mes sentimens, mais à mes idées de devoir aussi.
C’eut été manquer de courage et de dignité que de m’y soumettre et c’eut été en outre subir une torture de tous les instants. Jugez si cela était possible – Les difficultés pourraient être levées si Blanchi prenait le parti de se chercher un emploi hors de France, recherche dans laquelle je l’aiderais de toute façon = Blanchi, tout identifié qu’il l’est avec Paris, serait bien forcé d’en venir là si je ne lui donnais pas les moyens de faire autrement, c’est à dire si je lui coupais les vivres. Le courage me manque pour cela, et je voudrais que cette détermination nécessaire sous tant de rapports vint de lui.
Lettera piena di incognite: “Non è dunque Locate che mi trattiene. Se voi foste venute ve l’avrei detto senza giri di parole ciò che mi allontana da Parigi; è più difficile da scrivere; ma se voi siete certo che le mie lettere non sono aperte prima di esservi consegnate, ve lo scriverò.”
Le biografie spiegano velocemente queste incognite con la presenza di Maria. Peccato che nelle stesse lettere si parli di Maria senza nessuna remora. Non può essere quindi questo, il motivo.
Interessante è una lettera di Federico Confalonieri del 20 dicembre 1840 ad un fantomatico Dott. Fantonetti.
Ecco il testo della lettera:
“Egregio Dottor Fantonetti
Eccole il messaggio di Locate che le avrei reso io stesso personalmente in giornata se La avessi trovata in casa e cui ora supplisco pertanto con questo viglietto.
Voglia Ella avere la compiacenza domani, giorno di lunedi 21 del corr.te di ritrovarsi dalle due ore pomeridiane alle due e mezza all’abitazione della Signora Marchesa Dal Pozzo, ove in questo spazio di tempo vedrà arrivare la Principessa in persona, la quale abbisognerà di lei per sé stessa, o la sua carrozza, la quale verrà per prenderla e condurla a Locate per la ragazzina…”
Il dott. Giovanbattista Fantonetti dal 1836 all’agosto 1843 fu medico a Santa Caterina alla ruota di Milano.
Cristina scomoda il famoso Confalonieri per chiedergli di avvisare il suo conoscente di recarsi direttamente a Locate per “la ragazzina” solo 14 giorni dopo la nascita di Cristina Corneliani. Non ci sono altri contatti conosciuti tra questo Dott. Fantonetti e la principessa. Direi che senza dubbio non può essere una coincidenza che il medico dell’istituto dove ha appena insistito perché accettasse le sue condizioni su una bambina da lei protetta, vada a Locate proprio per “una ragazzina”. Questa “ragazzina” non può che essere Cristina Corneliani.
Evidentemente l’istituto esigeva una visita della bambina presso la sede. Cristina sfruttò le sue conoscenze altolocate (Confalonieri) per evitare di portarla a Milano, ma fare venire direttamente il dottore che la doveva esaminare, a Locate presso di lei.
Chiunque fosse questa bambina, doveva esserle molto cara, per usare questi riguardi.
Ultima nota. In uno dei tre testamenti di Cristina, nomina sua figlia Maria come erede, ma sbaglia la data di nascita di due anni. Ovvero :
“Nomino mia erede universale la giovinetta Maria la quale fu ed è tuttora dal dì della sua nascita sino a questo giorno presso di me, e da me tenuta, trattata e [..enata] qual figlia, che nacque nell’inverno del 1840 ..”
Il caso vuole.. che nell’inverno del 1840 fosse nata Cristina Corneliani, e non Maria. Lapsus Freudiano ?
Riassumendo :
Le lettere che si scambiavano, i pettegolezzi del tempo, la gelosia di Mme d’Agoult e le confessioni di Liszt fanno pensare che tra i due ci fosse stata una storia.
Lo stesso Liszt nel biglietto alla Sand, può far supporre un coinvolgimento romantico tra i due.
Il periodo dell’incontro che ha fatto scatenare la gelosia sarebbe perfetto con la data del concepimento (calcolo esatto).
Nessuno ha mai capito perché la principessa sia “scappata” da Parigi con tanta fretta e senza apparente motivo.
Da 4 mesi dopo l’ipotetico concepimento nessuno vede più la principessa, neanche le spie austriache sempre attente ad ogni suo spostamento. Parte a luglio da Parigi, si ferma ad Ems e arriva a settembre a Locate
Fino al 14 dicembre 1840 ( 7 giorni dopo la nascita di mia trisnonna) non partecipa alla vita del paese e passa le giornate chiusa in casa tra i suoi libri ed in compagnia solo del prete Giosuè Brambilla ( lo stesso che ha seguito le pratiche per mia trisnonna) ed il fisico Camillo Archinti ( che darà poi come marito alla sua nipote protetta Eleuteria)
Nelle lettere del 1841 a Mignet parla di questo “fragile ostacolo adorato” che la tiene distante da Parigi. I biografi individuano in questa frase la prima figlia Maria. Nella stessa lettera parla apertamente di lei senza nessuna remora per cui si tratta evidentemente di un altro “oggetto”. Nelle lettere dice chiaramente che esiste un motivo segreto della sua partenza. Motivo che non vuole nemmeno dire per lettera.
La principessa riferisce che il suo segretario Bianchi cerca di farle vivere una vita che però lei non può sopportare. Tutto questo esattamente dall’estate 1840. I biografi dicono ancora che si tratta di nascondere Maria. I periodi non corrispondono ( Maria era nata nel dicembre 1838, quasi due anni prima) e poi la principessa non l’ha mai tenuta nascosta.
Balzac nel 1843 scrive alla sua donna che la principessa è “del genere che abbandonano i figli”. Anche qui non si può riferire a Maria, che insieme alla governante Miss Parker non si è mai allontanata da lei.
Riporto un passaggio di una lettera al Tommaseo dell’ 8 Giugno 1841 :
“Caro Tommaseo.
Ora vado a Parigi e sarò di ritorno ( meno le disgrazie) prima della metà di novembre. Non credete che io mi stacchi un’altra volta dalla radice. Ho degli amici a Parigi che non mi piegherei facilmente a più rivedere. I miei lavori, comunque siano, mi chiamano pure da quelle parti, ma a Parigi io non esercito, né posso esercitare il mestier del cristiano come a Locate.
Quivi i miei fili sono tesi e sebbene io debba sovente affidarli a gente rozza, pure non posso lagnarmi, né di ingratitudine, né di mala voglia o cose simili. Per cui spero, se Iddio mi da vita e coraggio, di poter popolare quei miseri paesi di buoni servitori suoi.”
Cristina Corneliani ( mia trisnonna) era stata affidata a contadini, ovvero “gente rozza”.
14 giorni dopo la nascita di Cristina Corneliani, la principessa scomoda Federico Confalonieri per far venire il medico dell’istituto Santa Caterina alla Ruota direttamente a Locate, invece che far portare la bambina a Milano.
Nel testamento Cristina sbaglia la data di nascita di sua figlia Maria e la colloca esattamente nell’anno di nascita di Cristina Corneliani.
All’amico Tommaseo, appena dopo la nascita di Maria, in una lettera del 20 gennaio, dice “..Io fui ammalata e incapacitata a scrivere dacchè ricevetti l’ultima vostra..”
Allo stesso modo, il 4 gennaio 1841, dopo la nascita di Cristina Corneliani, dice sempre a Tommaseo:
..Non risposi prima d’ora all’ultima vostra perché ammalai. Sebbene in Italia, il freddo si fa sentire ed io non so tollerare. Ora sto meglio..”
Sono tutti indizi e niente di conclusivo. So che quando si cerca di dimostrare qualche cosa si tende a vedere solo ciò che si vuole. Ho cercato però di mantenere la mia obiettività per cui non posso non tenere conto di due cose molto importanti.
Leggendo le lettere di Costanza Arconati, ho trovato un riferimento alla principessa: il 27 novembre 1840 la incontrò a casa di Giulia Beccaria, la madre di Alessandro Manzoni. E’ praticamente impossibile che la Arconati non avesse notato della possibile gravidanza della principessa. Per di più la Arconati, pur rispettandola, non le era grande amica. Certo è ancora possibile che la principessa abbia dato alla luce la bambina una ventina di giorni prima, verso metà novembre ed avere tutto il tempo di rimettersi per il 27 novembre…
E’ interessante notare che a fine novembre del 1840 Cristina andava senza problemi in casa Beccaria mentre ai primi di luglio del 1841 il Manzoni la faceva allontanare “perché considerata creatura indegna di sedere accanto ad una moribonda” ( la madre Giulia). Cosa gli aveva fatto cambiare idea in quel periodo ?
Un’altro possibile padre, e forse anche quello più probabile, è in realtà il misterioso Maurice Exelmans, che risulta padrino della mia trisnonna, insieme alla principessa. Ho consultato negli archivi della difesa francesi i registri della sua carriera militare, e risulta che l’allora sottotenente di vascello fosse a Parigi in congedo esattamente dal 23 novembre 1839 al 24 ottobre 1840. Considerato che era sempre per mare in giro per il mondo e quello è uno dei pochi periodi in cui è stato a terra, è un bel caso… Il 26 novembre del 1840 veniva assegnato ad un nave a Tolone. Evidentemente deve aver trovato il tempo di venire a Locate ( non così vicina da Tolone) perché il 14 dicembre risulta essere proprio lì. Da notare che dai registri militari non risulta come assegnato a terra, per cui doveva aver avuto solo un congedo di pochi giorni e niente di più duraturo. Maurice aveva a quel tempo 26 anni e la principessa 32.
Maurice Exelmans si è poi sposato nel 1844 e, divenuto vedovo, si risposò nel 1851. Ebbe 5 figli. Cristina ebbe contatti anche più tardi perché si sa da alcune lettere a Mohl che lo incontrò a Costantinopoli nel 1850, mentre era di stanza là, come effettivamente risulta dal suo dossier militare. Anche nel 1841 lo cita come “in giro per il mediterraneo”. Curiosamente, il suo amico Thierry non sapeva che la principessa lo conoscesse, perché combinazione in una lettera le racconta della sfortunata morte del padre di Maurice, per una caduta a cavallo. A volte dio forse gioca veramente a dadi, poiché anche Maurice muore per una caduta a cavallo, esattamente come il padre. Entrambi hanno passato metà della loro vita in mare, in pace ed in guerra, e sono morti per una caduta da cavallo in un momento di relax…
Tornando a me ed alla ricerca dei genitori perduti..
Forse poi la mia trisnonna non era una seconda figlia illegittima ma solamente una trovatella che la principessa prese a cuore e di cui volle diventare madrina, ma questa ricerca mi ha appassionato molto, e mi faceva piacere condividerla. Non ha dato l’esito che avrei voluto ma non l’ha nemmeno smentita per certo.
Mi rimane in ogni caso la soddisfazione di avere ugualmente un legame con Cristina Trivulzio di Belgiojoso: madre naturale o anche solo madrina, se non avesse provveduto alla mia trisnonna, non esisterei.
Sandro Fortunati