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Cristina Trivulzio di Belgiojoso

21 aprile 1852

By Diario turco - Seconda parte

21 [aprile 1852] Mercoledì

Visita allo ospedale tenuto dagli Inglesi per gli Ebrei.- Pulizia molta; ma il pensiero di edificare un’ospizio pei soli Ebrei mi sembra singolare.- Andiamo a confessarci con Maria che le suore dichiarano bastantemente preparata per ricevere i sagramenti- Il Curato mi fa una predica politica- Lo prego di limitarsi a rimproverarmi le colpe di cui mi sono confessata- Si scusa- Alepson è stato dal Pachà per intendersi con lui sulle misure che dobbiamo prendere nel nostro viaggio al Mar Morto ed al Giordano- Ritorna col Cheik di tutti gli Arabi della valle del Giordano della riva destra, e dibattiamo il prezzo della nostra salvezza. Darò 500 piastre, e il Cheik mi fornirà la scorta, e ci garantisce da ogni violenza- Il Pachà ci da un Gavas – Partiremo col D.r Villemain domattina alle 6 – Viene il Console di Francia e il D.r Mendelsohn che ci accusano di imprudenza per questo nostro progettato viaggio- Moriremo dal caldo etc.- M’informo minutamente delle ore di viaggio, dei luoghi di riposo etc. –

20 aprile 1852

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20 [aprile 1852] Martedì

Visita alla Consolessa Inglese, e concerto con essa pel domani-  Visita col D.re Villemain ai lebbrosi.- Giovinetta di 15 anni non formata, infetta, e divorata di lebbra e di rogna, che  si maritò in questo stato un’ anno addietro con altro lebbroso- Vari gradi della lebbra- Somiglianza grandissima colla pellagra.-

 

19 aprile 1852

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19 [aprile 1852] Lunedì

Andati a S. Giovanni del deserto a cavallo degli asini- Strada pessima- Il villaggio ed il Convento di S. Giovanni sono sul pendio di un monte che domina una valle piutosto verde, e fresca- Nel Convento sta la grotta dove nacque S. Giovanni- La chiesa è piuttosto bella: la grotta ricoverta di marmi come tutto il rimanente.- Di ritorno a Gerusalemme trovo un biglietto di visita del Console e

Consolessa Inglese, che m’invitano a passare la sera da essi- Antinori anderà , ma io sono troppo stanca.-

17 aprile 1852

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17 [aprile 1852] Sabbato

Conduco Maria dalle Suore che la ricevono con molto affetto- Più tardi andiamo a vedere le tombe dei Re d’Israele  – Antinori ci conduce- Camere sotterranee in cui s’aprono  molte celle così composte  – Ogni cella contiene tre letti funerei – Queste rovine sono situate nella valle di Giosaphat dalla parte di Gerusalemme- Più innanzi vi sono altre cave da cui si traevano  massi per fabbricare le mura della Città, o del tempio- Una di esse è veramente magnifica.-

16 aprile 1852

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16 [ aprile 1852] Venerdì

Il male allo stomaco mi è passato, ma mi sento debole- Vado dal Patriarca per presentargli mia figlia che desidero far Cresimare e Communicare. Non pare così affettato, come daprima ;  si direbbe un uomo composto di dignità, e di affabilità; che non sapendo mescolare insieme queste due qualità, ne riveste ora l’una e ora l’altra; le transizioni sono un poco repentine- Mi dice di andare dalle Suore che istruiranno mia figlia: quando sarà preparata si confesserà dal curato ed egli le darà la Communione, e la Cresima-Dopo di questa visita andiamo dal nostro vecchietto deputato Latino- Ivi incontriamo gli altri di nostra comitiva, e andiamo a visitare: 1o luogo ove S.Pietro fu messo in prigione: 2o l’ospedale fondato da S.ta Elena: 3o il tribunale dei Turchi :4o il muro del tempio su di cui piangono gli Ebrei ogni Venerdì : 5o il sito ov’era il ponte che univa la bassa all’alta Città- è giunta l’ora d’andare al convento Armeno, secondo l’appuntamento preso col Patriarca onde vedere certi libri, manoscritti, ed addobbi di chiesa. Il Patriarca è occupato dice; ci fa aspettare, ci manda un vescovo, che dice di dover andare a Vespro, e ci promette di farci sapere quando potrebbe mostrarci queste ricchezze – Diciamo ad Alepson che non ci chiamerebbe mai , e che non vuol mostrarci niente-

15 aprile 1852

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15 Aprile [1852] Giovedì

 

Col D.re Villemain, e col D.re Mendelsohn andiamo a visitare da vicino Siloe e le sue tombe, il monte, e l’orto degli Ulivi- Nell’orto  di Getsemani cogliamo dei rami d’ulivo, la grotta ci sembra poco autentica, poiché il Vangelo non dice parola di essa- La tomba della Vergine essendo in mani dei Greci non possiamo visitarla a quest’ora- I due D.ri ci lasciano. Noi montiamo sugli asinelli, ed andiamo sul monte degli Ulivi.- Moschee- Un vecchio Imam ci riceve cordialmente, e ci dà tutto quello che gli chiediamo; pane, caffé, etc.; vista magnifica- Specie di cappella, in cui si conserva una pietra colla impronta di un piede umano. Dicesi che salendo al Cielo G.C. imprimesse così il piede sul sasso. -Forti dolori di stomaco e di reni mi assalgono sul monte.  Ancor’io sudo freddo sul monte degli Ulivi- Giunta a casa mi corico e cado addormentata per l’eccessiva stanchezza- Forse è l’acqua di Gerusalemme che dicesi piena d’insetti.-

14 aprile 1852

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14  Aprile –

Prego il Padre Vicario di avermi una udienza dal Patriarca – Andiamo dal Pachà – Vecchio infermo; male alloggiato: due gazelle piccole, una delle quali ci regala a Maria, ma è moribonda.- Chiediamo dei mezzi per andare al Giordano senza pericolo- Ci darà due Arabi per guida; ma dovremo pagare a questi cento piastre a testa.- I servi però non pagano.- Dal Pachà v’ha un vecchio con grosso turbante nero , che parla italiano – Quando partiamo egli ci chiede se vogliamo che ci accompagni a visitare i luoghi Santi .- Accettiamo e andiamo a girare- Prima scendiamo per la Via Dolorosa ,1a.2a.3a. Stazione indicata mediante un segno nella pietra. Il luogo della Flagellazione : piccola chiesa moderna ; ma due, o quattro capitelli conservati mostrano che anticamente pure v’era costì una chiesa – La casa di Pilato oggi caserma- L’arco dal quale Pilato disse al popolo ; Ecce Homo – Esciamo fuori di città per la porta di Getsemani ; prima della porta a mano diritta v’ha la famosa piscina probatica ora asciutta – In faccia della porta s’innalza il Monte degli Ulivi : fra questo e Gerusalemme , situato sul monte Sion il Calvario etc V’é la valle di Giosaphat , immenso cimitero degli Ebrei – Sul pendio del monte degli Ulivi , v’ha l’orto di Getsemani , e a sinistra la grotta ove ebbe luogo la Divina Agonia ,e la tomba della Vergine – Più innanzi sul pendio del monte che fa seguito agli Ulivi , il villaggio di Siloe, la tomba di Assalonne, quella di Isaia e di un’altro Profeta , da questa parte la fontana di Siloe- Le mura della Città verso le fondamenta sono ancora quelle innalzate da Salomone- Si vede chiaramente dalla dimensione colossale delle assise- Girando intorno alla Città verso diritta e mezzo giorno si giunge presso ad un gruppo di case situate a mano manca del visitatore- Questo si compone della casa di Caipho, oggi sepolcro dei Patriarchi Armeni, e di una Moschea costruita presso la sala dell’ultimo Cenacolo, e quella della Pentecoste .- Visitiamo prima fuori dal recinto un luogo ove dicesi che morisse la Vergine.- Entriamo nello edifizio che racchiude e la Moschea, e i luoghi Santi, e ci viene incontro una specie di scimmia che sento poi essere un Devrich . Fanciulli sporchi , sfacciati, insolenti; luoghi negletti- Il sepolcro di David posto in mezzo ad un cortile sembra un pozzo – La Sala del Cenacolo figura bene per tal uso. Due colonne la sostengono nel mezzo; fra queste v’é luogo per una tavola di venti,ed anche trenta coperti- Dicesi che i Turchi non possono vivere in quel luogo.- Muoiono quasi subitamente.- La casa di Caipha è una graziosa chiesetta, le cui mura sono tutte ricoperte di terraglia di Kubaja.- Dietro all’altare v’ha una pietra cavata dal S.to Sepolcro- Il cortile è tutto di marmo bianco,fiancheggiato da ambi i lati dai sepolcri Armeni- Accanto all’altare v’ha una picciolissima cameretta che dicesi fosse la prigione in cui fu rinchiuso il  Signore la prima notte della sua cattività- La cameretta illuminata da una lampada in argento, ornata da un altare di marmo, è anche essa tapezzata in terraglia- Dimenticavo di indicare una chiesa rovinata situata nella Città prima della porta di Getsemani, dopo la flagellazione in cui volsi che nascesse la Vergine- La chiesa ch’é in mano dei Turchi è devastata, ma in un angolo v’ha una scala che conduce ad una grotta composta di due compartimenti.- V’é dove si vedono traccie di antiche pitture- Girando per la Città entrassimo sotto una volta per esaminare certi fregi scolpiti su di una vecchia casa- Tosto venne un arabo in camicia e turbante bianco, che c’investì gridando, e strapazzando ch’eravamo sul proibito, che ci avessimo subito a ritirare etc.etc.- Invano gli osservammo che non eravamo in vista del tempio, né sulla terra consagrata di esso.- Egli infieriva- Allora lo strapazzassimo noi, e gli risimo in faccia poi lo lasciammo calmarsi in solitudine- Non è permesso ai Cristiani di avvicinarsi al tempio di Salomone- Il Principe di Goinville vi entro’, ma accompagnato da un battaglione di soldati Turchi, che appena bastavano a mantenere il popolo- Rientrati in Città il nostro Cicerone ci portò in casa sua, ci diede da bere, e da mangiare, e ci offrì i suoi servizi per vedere Gerusalemme-Prendiamo appuntamento per venerdì – è arrivato l’altr’ieri da Beyruth per Giaffa il D.re Villemain Francese stabilito a Damasco-  Egli ci chiese di visitare nella compagnia nostra le meraviglie interne ed esterne di Gerusalemme e quindi di accompagnarci sino a Damasco- Sarà una compagnia  aggradevole.-

13 aprile 1852

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13 Aprile [1852]

Alzata alle 3 ; giunta alla chiesa Armena alle 4; Assisto ad una magnifica funzione.- Un vecchio patriarca: Dodici Vescovi Armeni, quattro Abissini – Abiti, apparati, vasi, bandiere, tutto oro, e pietre preziose.- Alle 8 torniamo a casa, e vado a riposare- Sul tardi andiamo a presentare i nostri rispetti al Patriarca Armeno.- Ci riceve con molta cortesia, e ci mostra le sue gemme-  Va una medaglia in diamanti e zaffiri regalata dall’Imperatore di Russia- Chiediamo di vedere i manoscritti e i libri ma sebbene non si rifiuti, pure è facile l’intendere che non vedremo niente- Andiamo alla processione cattolica, dopo di che visitiamo il S.to Sepolcro- Tutto è ricoperto con marmi.-

11 aprile 1852

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11 Aprile [1852]

Alzatami alle 8 ; e andata a sentire la messa alla chiesa del S.to Sepolcro- All’entrare vedo quattro Turchi seduti in una nicchia, simile ad uno dei loro caffé, che fumano, bevono il caffé, e chiaccherano- Seppi, erano Giudei ivi stabiliti per mantenere l’ordine- La chiesa è bella ma singolare- Nel mezzo il Sepolcro a cui stanno addossati sul davanti l’altar maggiore, sul di dietro la cappella degli Abissini.- In faccia all’altar maggiore dove sarebbe il coro, è la cappella dei Greci, a sinistra è la cappella dei Latini- Non ho ancora veduto la Armena- Il dì di Pasqua il Patriarca Latino M.r Valperga ufficiava all’altar maggiore- Modi affettati di Monsignore.- Non vedo tutta quella ricchezza di cui parla M.r Michand- Dopo la funzione desiderando sapere se i Greci, e gli Armeni abbiano già ufficiato, Alepson s’imbatte nel Guardiano del S.to Sepolcro per gli Armeni.- Questi ci riceve nella sua piccola cella, ci dà da mangiare, e da bere, e c’informa che l’indomani alle ore 4 a.m.vi sarà una bella e ricca funzione nella loro chiesa di S. Giacomo. C’ invita ad  assistervi, ed Alepson va a prendere i concerti a S.Giacomo stesso.- Torniamo a casa- Colazione e riposo- Più tardi vado girando un poco al bazar.-

10 aprile 1852 – Gerusalemme

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10 Aprile [1852]

Incontriamo una folla di Turchi di ritorno dall’ annua festa detta del Sandrach o cosa simile- Famiglie intere montate su di un camelo- Tutti incontrandoci ci scagliano dietro maledizioni,  ed improperi- Alle dieci fermata sotto gli ulivi . Il caldo è eccessivo. Alle undici rimontiamo in sella. L’acqua è rara- Pero; dopo quattro ore di strada s’incontra ogni ora una cisterna.- Il sole è presso all’orrizzonte- Affrettiamo i nostri affaticati cavalli- Ancora una salita e scorgeremo Gerusalemme- Io sto ricordando le emozioni di quei viaggiatori poeti, che  alla vista della Santa Città versarono lagrime etc. ; e mi domando dove trovarono quelli slanci di pietà- Involontariamente metto il mio cavallo al galoppo, e giungo sull’ultima cima che testé ci divideva da Gerusalemme- Eccola grida la guida- Eccola di fatto. Come è ? Gli occhi mi si riempiono di lagrime: il cuore mi si gonfia nel petto! Le porte non sono ancor chiuse- Ci dirizziamo alla casa nuova foresteria del Convento del S.to Sepolcro- Delle camere sono preparate per noi- Giungono i Katergi- A Gerusalemme  -Il mio viaggio è terminato.-

9 aprile 1852

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9 Aprile [1852]

Partiti alle 6 e mezzo colle nostre guide Nazarene. Sono due Abrami padroni dei cavalli di affitto- Parlano correntemente l’Italiano. Alle  10 ci fermiamo sotto alcuni ulivi. Riposo.- Si riparte all’una . Monti senza fine, e strade pessime, sole , sassi- Nel scendere per una via rovinata Kur cade nella testa, ed io sotto di lui sulla roccia- Al primo istante la percossa alle reni e così violenta, che più non sento le mie gambe come se fossero tagliate. Tremo come la foglia- Kur si è rialzato al momento da sé, senza toccarmi- Io non posso rialzarmi senza aiuto.- Dopo alcuni momenti, riprovo a caminare, e scendo la montagna a piedi, ma la doglia non cessa. Rimonto a cavallo- Giunti a Naplan…..  vicino al tramontar del sole ; risolvo di non entrarvi, ma di proseguire sino ad Nowara affine di arrivare il dimani a Gerusalemme.- Alepson, una guida, ed Antonini passano per la  Città, noi la giriamo esternamente. Passiamo presso al pozzo della Samaritana. Non v’ha più acqua- Nessun segno lo accenna alla pietà dei fedeli- Annotta, ed ancora non siamo a Nowara .- Io scorgo sulla diritta appoggiato al monte un villaggio- La guida dice che siam giunti, ma dopo ulteriore osservazione dichiara che Nowara épiù innanzi- Io che vidi sulla carta non esservi altro villaggio da Naplusia ad Nowara  a mano diritta sostengo esser quello il nostro Konak- Viva dissensione che chiudo col dichiarare che non darò un parà di bakchich se la guida mi fa fare un passo più del necessario- Intimorito della minaccia, egli si rassegna ad andare a vedere.- Fatti alcuni passi appena, incontra un contadino che gli conferma esser quello Nowara- Entriamo, attraversiamo il villaggio,e sull’opposto limitare di essi, vediamo il nostro accampamento- La tenda è spiegata per noi-

Per Antinori ed Alepson si è trovata una stanza calda- Buon prò lor faccia- Le mule, e i cavalli sono legati intorno alla tenda- Un bel fuoco cuoce la nostra cena- Preso il mio caffé vado a letto- è l’una, quando sento le voci di Antinori ed Alepson che ci chiamano per la partenza- Non hanno potuto posare per le legioni di insetti, e si sono lasciati persuadere essere vicina l’aurora- Li disinganniamo cogli orologi alla mano.- L’invitiamo a lasciarci dormire in pace le poche ore concesse al riposo. Alle 3 e mezzo appena aggiorna ci alziamo- Mady Mustafà, Pietro, ed Antinori partono avanti- Alle cinque seguitiamo.-

8 aprile 1852

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8 Aprile [1852]

Notte ottima, in ottimo letto. Gazal non si è veduta. Cerchiamo cavalli, ma chiedono prezzi esorbitanti. 60,80,100 piastre per bestia da qui a Gerusalemme. Il Midir (Kurdo) ci offre i suoi servigi, trova cavalli per noi , ma sempre in quei prezzi.- Promette di trovar Gazal se è nel villaggio: quindi dichiara che è stata perduta fuori, poiché non l’ha trovata. A mezzo giorno si parte senza Gazal.- A Nazaret si vede la casa della Vergine, ossia la grotta ove ebbe luogo la salutazione Angelica.- Era il  Giovedì Santo, e il Sacramento stava nella cappella della grotta stessa.- Per conseguenza le pareti di essa erano tese con seterie, il suolo con tappeti, il cielo con tele a guisa di tenda. Un Altare costruito nel bel mezzo della grotta, e costruito nel gusto più moderno e meno grave, toglierebbe da sé a questo luogo il suo carattere di semplicità, e meraviglia. Le colonne di marmo bianco, di cui parla Mr. Ponjoulat non esistono; bensì un pezzo di colonna di granito troncata nella sua parte inferiore.- In faccia a questa è figurata come l’imposta d’una finestra. Difatto il Frate mi disse che quella finestra, era quella per la quale entrò L’Angelo Gabriello. Nel dire così aprì l’imposta, e vidi  un armadio con entro alcuni vecchi arredi polverosi di altare. Ahimé! Ahimé!  Incomincia l’inverniciatura sulle gemme!- Vidi la casa di S.Giuseppe – Un muro esterno sulla strada senza finestre. Si entra per una porticina in un angusto cortile, in fondo al quale sta la casa.- Casa comparativamente moderna, tutta ristaurata, sbiancata, tesa con tela a righe bianche e rosse. Un altare nel fondo. Da un lato un luoghetto rustico ove dicesi che S.Giuseppe tenesse riposti i suoi istrumenti.- Ivi è un muro veramente antico, ma che pare appartenesse a più vasto edifizio.-     La pietra su di cui G.C. cenò con gli Apostoli durante il suo secondo soggiorne in Nazaret, era chiusa in una piccola chiesa, o per meglio dire la chiesa fu costruita intorno alla pietra.- Questa ha un aspetto di verità che conforta l’animo scoraggiato dagli antecedenti spettacoli.- Viaggiato durante sei ore. Passato il monte su cui sta Nazaret, e scesi dalla parte del mezzodì.- Lasciato il monte Tabor a sinistra, a pochi passi da noi.- Monte poco elevato di forma tonda, senza vegetazione .Visto Nahim, dove Gesù guarì il figlio della vedova.- Giunti al calar del sole al Dicnim. Alloggiamo nella casa di un Medico Greco che ora trovasi in Gerusalemme. La camera è unica e sembra pulita – Facciamo una separazione e ci corichiamo tutti- Le pulci ci assalgono, e Antinori soffre d’affanno.

 

7 aprile 1852

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7 Aprile [ 1852]

Alla mattina piove,il tempo sembra mettersi al brutto. Si parte non ostante. I due cavalli malati seguono a mano. Le quattro mule dei Katergi servono ai nostri cavalieri, e  dei cameli portano il nostro bagaglio in luogo delle mule. La pioggia ci accompagna. A mezzo giorno ci fermiamo sotto alcuni ulivi. Più tardi il tempo si rasserena. Giriamo fra colli deliziosi. Prati, fiori, boschi ridentissimi. Quindi si sbocca su di un piano in capo al quale vi é un monte con sopra una Città (Sapora) (1) e dietro di questo monte un secondo sul rovescio di cui sta Nazaret . Tramonta il sole, e ancora abbiamo due ore di viaggio. Passato il primo monte,e girate le mura di Sopora, il mio cavallo che sempre si ferma a strappare una boccata d’erba vedesi rimasto indietro,e pigliato timore del castigo spicca un salto innanzi per giungere la comitiva. La mia sella essendo rotta,io che non sto seduta con agio sbalzo fuori del corno,tento invano di fermare il cavallo,sento di non potermi reggere,getto la staffa e mi lascio cadere. Kur si ferma ad un tratto ponendo una zampa fra le mie gambe. Io li metto la mano sulle zampe, né egli più si muove . Corre Pietro a raccogliermi. Non hò male di sorta, e rimonto immediatamente in sella. Un’ora dopo giungiamo in Nazaret ed andiamo a smontare alla foresteria del Convento. Vari viaggiatori ci hanno preceduto fra gli altri tre ricchi Inglesi provenienti dalle Indie, e dall’Egitto con una immensità di bagagli.- Ciò nullameno ci danno una buona camera,ed una seconda discreta pei Signori.- Prendo il mio caffé e vado nel letto del Convento,senza aspettare i Katergi .

Mentre sto svestendomi entra Maria tutta in lagrime dicendo che Gazal non si trova- Vedremo domani.-

Note:

(1) Sepphoris è un sito archeologico di grande importanza, situato a circa 6-7 chilometri a nord-ovest di Nazareth (Nazzarett).

6 aprile 1852

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6 Aprile [1852] –

Quando mi alzo sento che Alepson è andato al Khan della montagna, onde aver nuova dei cavalli ivi abbandonati iersera. Gli altri due malati sembrano aggravati assai. Antinori mi fa osservare che volendo salvarne alcuno, dobbiamo trattenerci quel giorno, poiché tutti sembrano più o meno affetti da un male nascosto .  Acconsento e si pianta la tenda in prato sotto alcune piante di fichi- Torna Alepson . I due cavalli son morti all’ora medesima che moriva Tay . L’orbo stà meglio, ma il grigio peggiora . Gli si amministrano decotti, oli, impiastri, clisteri etc. durante tutto il giorno; verso sera il cavallo si scarica. Quindi par rinato . Dormiamo sotto la tenda ma il freddo e le pulci ci tengono svegli.

5 aprile 1852

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5 Aprile [ 1852]

Fra la lentezza dei Seis, e dei Katergi, fra la lentezza del Midir che deve procurarci una guida, e ci manda invece due Gavas, che non conoscono la strada giungono le otto che ancora non siamo partiti- Il caldo è già forte- Il cavallo di Antinori non può strascinarsi;lo conducono nel mare ma non migliora- Quando ci fermiamo per far colazione mi dicono che Tay e il cavallo di Campana non possono più reggersi- Spero sia il caldo – Mi ricordo però che ieri dopo ch’ebbero mangiato della biada dal Console Francese, Nadj Ali nostro Seis volle che si desse loro da bere; il che in ogni parte si reputa cosa mortale- Sceso un poco il sole,ci rimettiamo per via,ma i cavalli non hanno vantaggiato.- Quello d’Antinori è andato lentamente innanzi coi Katergi; gli altri rimangono indietro- Nadj Mustafà e i Katergi sono innanzi- Tutto ad un tratto vediamo Augusto,e l’uno dei Zappetiers seduti su una roccia che ci aspettavano- A pochi passi stà il cavallo di Antinori sdraiato e senza forza .- I Seis ,i Zappetiers, tutti i servi, tranne Podo e Giovanni, Antinori ed Alepson rimangono presso il cavallo; e noi due Maria ed io co’ due suddetti continuiamo verso Nahr.- A pochi passi troviamo Khan il cui guardiano c’insegna la strada.- La seguiamo e annotta- Incontriamo una compagnia di viaggiatori non so se Russi o Francesi , ai quali chiedo dei Katergi e del Gavas- Sono nel piano innanzi il villaggio di Ramsi mi dicono;ad un’ora e mezzo di distanzà- Andiamo- Sentiamo da lontano una voce che chiama.- Rispondiamo: la voce si appressa . Egli è Antinori che ci hà raggiunto. Il cavallo non si è rialzato; ma l’assistere a quelli sforzi gli è cosa troppo dolorosa. Andiamo innanzi.- Il mio Kur vacilla .- Il cavallo che monta Antinori si sdraia in terra. Di quando in quando incontriamo un pastore che ci mette nella buona via e ci dice sempre dritto,ancora una mezz’ora. Ma le mezze ore si seguono;i pastori si rinnovano,ripetono sempre la stessa cosa ; il villaggio Nahr non appare. Molte volte siamo stati nel punto di chiedere nuove di quel Kamchi indicatoci dai Francesi ; ma a Nadj Mustafà,ai Katergi, ed al Zappetier avevam detto Nahr , ed a Nahr ci attenghiamo . Parci scoprire certe cime coll’Orizzonte che non debbono essere d’alberi. Lasciamo la strada , e ci dirizziamo verso quella parte. Nell’avvicinarci scompaiono quelle cime; ma ci troviamo nel margine di una estensione di terreno coltivato a giardini , da cui emana un delizioso profumo di fiori d’arancio- Entriamo in questi giardini nella lusinga che ci conduchino nell’abitato.- Difatti dopo alcuni giri scopriamo una casuccia,in essa si vede lume;si batte : vien fuori un Greco, al quale chiediamo di Nahr. è qui vicino,dice, e consente a condurci in vista di esso. Difatto dopo pochi momenti vediamo una gran luce, indi un colle in mezzo a case;quello è Nahr.- Saliamo nel villaggio – Quella luce viene da un fuoco presso al quale un uomo e una donna stanno chiacchierando . Chiamiamo- Viene la donna e risponde negativamente alle nostre ricerche. Non fu veduto Gavas, non Zappetiers; non Katergi.- Chiediamo del capo del villaggio, che provvedi a noi, ed ai nostri cavalli riposo e ristoro. A Nahr non vi è capo,ma al villaggio attiguo,si,come pure di tutte le provvigioni di cui possiamo abbisognare. La donna ci fa da guida. In pochi momenti entriamo nell’altro villaggio- Il Capo ci assegna una casa, e ci promette ristori per noi, e per le bestie. Camera vasta ed ariosa; una scala conduce ad una specie di galleria superiore più pulita che la camera di sotto. Noi ci stabiliamo con Maria. Non abbiamo letto, né provvigioni, né lume etc.etc. Sto mangiando un pezzo di pane con formaggio; mentre Podos mi prepara il Narghilé quando sento dei passi e Maria che dal cortile grida; Sono arrivati! Chi? faccio io  balzando in piedi . I Zapetiers, risponde essa, e dicono che tutti sono al villaggio di sopra, gente, bestie e bagagli.- Che buona notizia!…  Chiedo dei cavalli. I due di Antinori e Campana sono rimasti moribondi all’ultimo Khan.- Tay è giunto al villaggio, ma giunto appena cadde e giace ancora . In un batter d’occhio ho ringraziato il Midir, preso da lui congedo, e sono di nuovo nel villaggio di sopra.- Tay è disteso nel mezzo del cortile tutto enfiato, e sta male.- La camera a noi destinata non è coperta dal tetto se non per metà. Sporca, piena di pulci, il fumo mi acceca, le galline mi saltano nel letto, il vento mi toglie il respiro. Pure mi corico.- Un’ora dopo mi si dice che Tay è morto.- Altri due cavalli, il grigio e l’orbo stanno male. Verso la mattina mi addormento un poco ma le galline che mi passeggiano nel letto non mi lasciano in pace.

4 aprile 1852

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4 Aprile [ marzo 1852]

Partiamo verso le 7. Arrivati a Seida(1) dove ho una lettera pel Console di Francia, e pel D.re Gaubillardet- Sono invitata da quello a colazione- Accettiamo, ed un’ora dipoi facciamo una squisita refezione. Ci consigliano a passare per Nazzarett, e non per Jaffa- Aderiamo- Ci rimettiamo per via, ma il caldo è si forte che siamo costretti a fermarci di nuovo sotto ad alcuni cespugli di leandri- Rimessici per via, ci tocca caminare forte assai per giungere a Sur(2) alle 8 e trenta. La porta è chiusa ma ci è aperta- Animata dal correre Maria ha messo varie volte il suo cavallo a carriera- Gli altri la seguono pieni di ardore, ma si sente loro il respiro romoroso e pesante.   Sono stanchi ed hanno bisogno di sommi riguardi.- Anche Pietro ha fatto correre il cavallo del  M.re che pare molto indebolito. A Sur alloggiamo in una locanda Greca- Pulizia discreta- Pretensioni esorbitanti.-

Note:

(1) Sidone
(2) Tiro

3 Aprile 1852

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3 Aprile [ 1852]

Notte ottima- Altro giro nel Bazar- Cerco invano delle scarpe per Maria; trovo invece un cappello- Il Dragomanno del Console Sardo ci trova i Katergi ma non si possono ridurre alla obbedienza prima delle due- Ci vuole un cavallo per Nadj Mustafà ed uno per Alepson- Altre difficoltà- Più di due ore stiamo in piedi aspettando- Alla fine quando Dio vuole partiamo- Ho preso 6000 piastre da Bertraad corrispondente di Bossi- I Katergi sono fermati alla porta della Città; per cui si trovano subito dietro di noi- Antinori e Pietro ci seguiranno un’ora o due più tardi- Il Sig. Peterlino dice, che il cavallo di Antinori è guarito ma ch’é un cavallo incapace di sopportare fatiche; e ciò pel modo con cui pone giù i piedi davanti- Dopo cinque ore di strada, ad un’ora di notte giungiamo a Nerb Jona Khan. Quivi dicesi che Jona fosse rivomitato dalla balena.- Nadj Mustafà ha fatto vuotare una camera a noi destinata- Si cena, si va a vedere le cavalle dei Principi del Libano (figli e figlie dell’Emir Benhir). Si cerca di ingannare il tempo sino all’arrivo dei Katergi- Ma i Katergj non si vedono- Alepson dice averli sentiti a protestare che non ci seguirebbero- La gente del Khan mi diede un materazzetto, ma sì pieno di pulci ch’éimpossibile il riposarsi- Si spediscono i due Gavas sulla strada di Beyruth con ordine di ricondurci i Katergj vivi o morti. Partono- Un’ora dopo si sentono dei cavalli e delle voci- è Antinori con Pietro- Si sono scontrati coi Katergi che dormivano tranquillamente sulla strada dopo di avere scaricato le loro mule etc.- Dicevano che di notte essi non camminavano- Aiutati da un Gavas che ivi si trovava per caso-Antinori e Pietro adoperarono si bene la frusta e il bastone,che le mule furono ricaricate, e la carovana si mise di nuovo in moto.- Arriveranno fra poco- Arrivano di fatto, ma è l’una dopo mezza notte- Si fanno i letti, e ci corichiamo; ma il sonno è impossibile- Le pulci sono a migliaia.

2 aprile 1852

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2 Aprile [1852]

Partiamo colla pioggia, ma poco dopo si rasserena. Nadj Mustafà con Alepson sono andati innanzi per procurarci un alloggio –

La prima mezz’ora abbiamo strada pessima; poi scendiamo sulla spiaggia ed  ivi sulla arena non si cammina male- A pochi minuti da Beyruth,troviamo Pietro col cavallo del M.re , Alepson,e il Gavas-C’informano che siamo alloggiati alla locanda di Battista- Il Console Sardo Gabbi, mi offeriva la ospitalità, ma soltanto per noi tre femmine- I nostri cavalli staranno nella scuderia del Sig. Peterlino negoziante di cavalli Sardo- Beyruth bella città- Il Libano  che la spalleggia non ha né grandezza, né maestà, né vaghezza.- La campagna è verde, e ricca; monotona piuttosto – Costumi vari- Maroniti, Drusi, Beduini, Cadmussi, Kurdi etc. etc. – I Metuarj vengono da una setta persiana, ed adorano Alì- I Cadmussi discendono dagli Naschichim settatori del vecchio della montagna- I magazzeni di Beyruth hanno un non so che di Europeo-V’ha un magazzeno Francese, uno Genovese, uno Tedesco etc.etc.- Anco i bazar son ben forniti, e non troppo cari- All’Albergo pranziamo col Console di Francia a Damasco, e colla sua famiglia.   La figlia è tisica- Il D.re Villemain mandato dal Governo Francese a Damasco, ed altri forestieri, Inglesi, Russi, Svizzeri, etc. – Il Console Sardo pare un eccellente persona, come pure la sua moglie ma ambidue sembrano oppressi da un segreto dolore- Forse si annoiano- Hanno figliuoli belli e sani- Giro in lungo e in largo per la Città – Mi corico stanchissima.

 

1 aprile 1852

By Diario turco - Seconda parte

1 Aprile [1852]

Notte felice, ma troppo breve- Ieri a sera nel giungere a Bedrum passando sotto ad un viale di gelsi M.is Parker urtò con la testa contro i rami,e fu gettata da cavallo. Si fece un pò male all’occhio ed  alla fronte, ma nulla di conseguenza. Partiamo verso le 8 a.m.,e seguendo una guida che deve condurci sino a Bejruth caminiamo (sic) per più di tre ore nella direzione Sud, senza troppo scostarci dal mare- Ogni ora, o ogni due ore si trova un Kan, o Caffé-Prima del mezzodì giungiamo sotto le mura di Bibhes detta oggi Gibel (1),  antica città dei crociati. Ci fermiamo in un cimitero o prateria per dar erba ai cavalli- Riposo di due ore. Mi propongono di barattare la mia giumenta contro un’altra del Libano,ma non mi risolvo- Ripartiamo. Il tempo minaccia, e piove.Ci fermiamo in uno di quei caffé- Nadj Mustafa è andato innanzi;poi vanno ancora Podos ed Augusto- Annotta che stiamo girando il golfo,dal lato opposto del quale stà Giumi,il nostro Konak- Piove a dirotto – Mettiamo i cavalli a galoppo nella arena del mare,sotto la pioggia,e il vento,fra il ruggito dell’onda arriviamo a Giumi- Ecco un lume,due lumi,tutta la nera montagna sembra cosparsa di lucciole.- Eccoci in porto- Ma dov’é Nadj Mustafa? Dove gli altri? Si interrogano gli abitanti- Tutti rispondono che non videro né forestieri,né Gavas.- Mentre alcuni dei nostri continuano a girar pel paese,io mi diriggo con mia figlia,il Dragomanno,ed Alepson dalla Autorità costituita che mi dicono essere un Pachà a cui debbe essersi volto Nadj Mustafà onde procurarci un Konak,ed egli saprà qualche cosa-Il Pachà non sa niente, non ha veduto Nadj Mustafà. Mi offre una casa sino a che si trovi questo mio Gavas – Vado per scendere in questa casa,ma è piena di soldati,e d’immondizie- Risolviamo di fermarci in un Khan,e ne andiamo in cerca- Strada facendo ecco una voce che ci chiama- è Nadj Mustafà- I Katergi,i servi,l’altra metàdella comitiva,tutti sono radunati nel Konak che scelse Nadj Mustafà- Gran gioia- Il Konak non è sulla riva del mare; bensì sul monte. Si compone di una sola camera ma grande- La dividiamo mediante una corda e dei mantelli posti sopra di essa a cavalcione- Da una parte stiamo noi tre femmine; dall’altra gli uomini più la famiglia di casa; una 20na di persone- Pulci, pulci, e ripulci-

Note:

(1) Byblos, oggi Jbeil

31 marzo 1852

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31 [ marzo 1852]

Notte  buona a dispetto delle cimici che abitano questi bei materazzi- Andiamo nel Bazar- Bei lavori di seterie- Un odore di fiori di aranci, e di limoni ascende da tutti i giardini della Città- La Città è ben fabbricata- Il cavallo di Maria sta bene.- Son le 12 quando giunge il Katergi e il Dragomanno- Il cavallo di Nadj Mustafà si è rovinato col portare ieri la sella di quest’ultimo- Prendiamo altri Katergi ed un cavallo di più per Nadj Mustafà- Alle 2,30 partiamo per Bedrum- Giovanni cammina innanzi, e dice che sapendo la lingua troverà la strada- Annotta- Entriamo in una gola. Passiamo un piccolo torrente, e subito dopo Giovanni vuol ripassarlo- Io mi oppongo, ma mi osservano che da quella parte non c’é strada; e mi sottometto- Appena ripassato il torrente ci troviamo sulle rocce senza traccia di strada- Giovanni afferma doversi caminare nel letto del torrente- Egli è ben chiaro che quella non è la strada da Tripoli a Bejruth ma è impossibile tornare indietro- Andiamo innanzi, saliamo, scendiamo, siamo assolutamente smarriti- Caminiamo (sic) tutti  a piedi  – Erriamo a caso per più di un’ora – Finalmente si scopre un sentiero nelle rocce. Lo seguiamo su pel monte, e giunti sulla cima troviamo un villaggio- Picchiamo ad una casa, e gli abitanti gridano come se li assalissimo. Vien fuori un uomo e ci dice che Bedrum è un ora distante- Lo invitiamo a fornirci di guida. Nuove strida. Le donne e i fanciulli singhiozzano- Pigliamo l’uomo in mezzo e gli dichiariamo che deve andare innanzi. Fa mostra di non poter caminare, e lo mettiamo su di un cavallo- La strada è così cattiva e così tortuosa che soli non ce la saressimo per certo cavata. Caminiamo (sic) vicino a due ore e giungiamo a Bedrum(1). Troviamo Nadj Mustafà , i  Katergi, ed una bellissima stanza.

Note:

Batroun. 55km a nord di Beyrout

30 marzo 1852

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30 [ marzo 1852]

Notte buona, ma breve- Mi alzo col Sole- Il cavallo di Maria zoppica- Le faccio montar Kur , e io monto la cavalla- Il Dragomanno si ferma a Tortosa in cerca di una montura- Prima fermata in una prateria cosparsa di cespugli- Passiamo vicino ad un accampamento di Arabi- Chiediamo del latte, ma non ce ne danno- Sembra un purgatorio- Seconda fermata in riva ad un fiumicello ombreggiato da leandri- Nadj Mustafà ci raggiunge, e ci annunzia che il Dragomanno viaggia coi Katergi sopra di un asinello per difetto di più nobile corsiero.- Terza fermata  in riva ad un’altro fiume- Si scopre Tripoli, ma è  lontano assai.- Dicono quattro ore- Maria monta il cavallo d’Antonini, Antonini la cavalla , ed io Kur- Mettiamo i nostri cavalli al Macthran e caminiamo (sic) forte per più di tre ore- Debbon essere fra le 8 e le 9 quando entriamo a Tripoli- Andiamo in cerca del D.re Giusti, ma è a Bejruth- Ci dirizziamo dal Console Inglese ed Austriaco cognato di quello di Lattakia , pel quale abbiamo una lettera- Il Console sta un pezzo in forse se riceverci o no, ed intanto noi stiamo nella strada mezzo morti di stanchezza- Si decide finalmente ad ospitar me e mia figlia- Nell’entrare nella sua casa,li dico il fatto suo, ed egli si scusa- La moglie bella quanto gentile fa ogni sforzo onde coprire la ruvidezza del marito- Giunge il fratello del Console, uomo meglio educato- Gli uomini vanno in cerca di altro ricovero in un convento,ma i frati non vogliono neppure aprire la loro porta- Conviene che il Console conceda anche ad essi la forzata ospitalità- La Sig.ra ci prepara da cena, e da dormire- Ne ‘ i Katergi, né il Dragomanno non si vedono. Bel letto, bellissima coperta- Mi corico sfinita, e così pure Maria.

29 marzo 1852

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29 [ marzo 1852]

Noi donne non abbiamo chiuso occhio per le infinite pulci . Gimbelletta è un sito delizioso situato vicino al mare a poca distanza dal Djebel(1)  ……….. in mezzo a verdi praterie- Dinanzi alla Moschea si stende un tappeto d’erba che farebbe invidia ad un giardiniere Inglese.- Alcuni alberi secolari gettano l’ombra dei loro rami su quel luogo solitario e ritirato-

La Moschea dicesi fabbricata 600 anni sono dalla madre di certo Sultano Ibrahim- Questi avea abbandonato segretamente la sua corte, e vestito da Dervch era venuto in quel luogo a far penitenza- Morì la madre, che si era messa in traccia di lui, lo rintracciò , ma più non trovò che un cadavere, né altro potendo fare gli innalzò questa Moschea per tomba- Mi mostrano l’interno dell’edifizio – Simile alle altre Moschee che io vidi- La tomba ossia il sarcofago anch’esso al solito- Quando ho finito la visita una dozzina d’Arabi si precipitano sul Console per avere il Bachchi- Egli non si libera che gettando un pugno di pezzette per terra- Antinori ed Alepson sono andati a visitare un anfiteatro Romano che trovarono benissimo conservato ed assai bello- Partiamo alle 7,30  scortati da 8 o 10 Zappetiers- Dopo due ore e mezzo ci fermiamo in mezzo ad alcune rovine sulla riva del mare- La vista è magnifica- Sempre quel verde cupo dei prati cospersi di fiori- Innanzi a noi il mare color di zaffiro ed a pochi passi dalla spiaggia, una lingua di terra posta parallelamente porta alcune altre rovine. Si riparte e i Zappetiers ci lasciano. Passiamo Baguais – Più tardi ci fermiamo di nuovo presso al mare- Anche una terza volta poco lungi da un fiume- Rimessi per via scopriamo Tortosa che ci pare vicina . Inganno- Caminiamo (sic) un’ora e più di notte e ci crediamo smarriti- Chiamiamo, tiriamo colpi da fuoco per svegliare l’attenzione di Nadj Mustafà- Inutilmente- Seppimo poi che tutti coloro che ci udirono si erano chiusi nelle case per timore di una invasione dei Montanari- Quando Dio vuole entriamo in Tortosa – Città tutta antica ossia del medio evo- Fabbricata e fortificata dai Crociati- Alloggio pronto in casa dell’agente Consolare Inglese- Giungono anche i Katergi, e ci corichiamo.

(1) Jabal (جبل), che significa “montagna”. In questo caso, si riferisce alla catena costiera che domina l’area: il Jabal Ansariyya (Monti Alawiti o Nusayriyah).

28 marzo 1852

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28 [ marzo 1852]

Notte discreta, sebbene con pulci.- Stiamo per partire, ma il danaro non si vede.- Il Console dorme fino alle 8- Mando in giro il suo Dragomanno, ma essendo Domenica tutti i negozianti del paese sono in chiesa- Frattanto viene il Vescovo a farmi visita. Vengono pure i principali negozianti del paese- Ho dimenticato di dire che ieri fummo a vedere due archi di trionfo Romani, l’uno attribuito a Vespasiano, l’altro a Caracalla- Ho incontrato una donna Beduina colle labbra tinte in blu, e la faccia scoperta. Fisionomia geniale- Verso il mezzo dì torna il Dragomanno col danaro- Dovrà essere rimborsato a Beyruth in lire sterline, perché in quella città le lire sono a due piastre di più che a Lattakia. Il Console aveva scritto a Schemsin Sultan capo dei contadini rivoltati  a motivo della costrizione per indurli a sottomettersi- Ora ne riceve per risposta che seguiranno sempre i suoi consigli, e faranno quanto vuole- Soggiunge che gli impiegati del Governo hanno fatto sbagli mostruosi nell’iscrivere i coscritti; mettendo p.e. un vecchio di  sessant’anni in luogo di un giovane di 20, e chiede che tali errori siano rettificati- Il buon Console giubila, ed ha ragione- Partiamo finalmente, e andiamo a Gimbelletta ove trovasi il fratello del Console Inglese, il Console di Prussia, marito di quella giovinetta di 12 anni che vidi a Lattakia- Il Console di Prussia ci ha preparato quattro stanze nella Moschea. Ma Dio mio! In una di queste, il pavimento era coperto d’immondizie e di sterco. Le altre erano state spazzate in quel punto- Impossibile di abitarvi- Mettiamo i nostri materazzi in una specie di vestibulo aperto, i Sig.ri si adagiano sul terrazzo e vien la notte-

27  marzo 1852

By Diario turco - Seconda parte

27  [ marzo 1852]

Notte discreta- Partiamo di buon mattino, e ci perdiamo ancora- Prendiamo per guida un Ansais che ci rimette sulla strada- Verso il mezzo  giorno entriamo a Lattakia , e andiamo a smontare dal Console Inglese.- Bella casa, bella moglie e buone maniere- Ci ha preso una casa contigua alla sua, ma ha preparato per me una camera nella stessa sua casa. Viene il Console Sardo, Gesuita sciocco.- Mi occorrono 2000 piastre, ho due lettere di credito- Antinori ne ha una pel fratello di questo Signor Vitali, che però non paga.- Il Console Inglese promette, ma deve mandare al Bazar a riscuotere non avendo in casa la somma.

26 marzo 1852

By Diario turco - Seconda parte

(posizione approssimativa. A tre ore da Latakia)

26 [ marzo 1852]

Notte discreta, ma terminata bruscamente alle 5 a.m. perché si tratta di riparare la perdita del tempo e di arrivare oggi a Latakia- Io son persuasa che non si puo’, ma Alepson sostiene che si. Partiamo verso le 7 quasi nel tempo stesso che i soldati, ma li lasciamo  indietro.- Il tempo minaccia, e presto scoppia- Piove dirottamente- Dopo 4 ore di viaggio scorgiamo a mano diritta alcune case, che ci si dicono per tenere a Felluk- Ma si fa tardi, abbiamo fame, i cavalli sono stanchi, andiamo a cercare fortuna da Fellah e Ansciri. Abbiamo caminato sin qui su pei monti, e giù nelle valli- Volgiamo a diritta e scendiamo  per un ripidissimo sentiero in fondo ad un vallone, dopo di che risaliamo su del monte dirimpetto e giungiamo a Kissadj Kuy(1)- Le donne e i ragazzi, e anche alcuni uomini si eran fuggiti nella montagna con le loro robe, quando ci videro da lungi a comparire pigliandoci per l’avanguardia dei soldati- I rimasti richiamano i fuggiaschi, e vediamo una bella e pulita, sebbene poco numerosa popolazione.- Ci asciughiamo un pochino, beviamo del latte e delle uova; poi quando il tempo sembra rimesso rimontiamo in sella – Sempre monti, e pessime strade, ma belli alberi, belle praterie, e bel paese. Caminiamo (sic) nel letto di un grandissimo torrente che passiamo tre volte- Informatici della distanza che tuttora ci separa da Lattakia riconosciamo impossibile di giungervi, e ci decidiamo a passare la notte ad un villaggio distante 3 ore dalla Città- Entriamo finalmente in un vasto piano, ma si fangoso che si cammina peggio ancora che sulle rocce- A capo al piano s’innalza una piccola catena di monti- Li saliamo , e ci si promette Sonlaih sull’opposto pendio- Il Seis Egiziano dice di conoscer  quel luogo e ci guida su per un colle giù in un vallone, e su di nuovo, e giù ancora e il villaggio non si vede. Arriviamo sulla cresta dell’ultimo colle- Abbiamo in faccia una vasta pianura terminata dal mare- Due piccoli villaggi appaiono a molta distanza nella pianura, ma Sonlaih dovrebb’ essere vicino- – Ecco alcune tende di Turcomanni- C’informiamo e sentiamo di essere allontanati più d’un’ora dal  Konak – Prendiamo per guida uno di essi Turcomanni, e giungiamo a notte a Sonlaih. Hadj Mustafà non vi si trova. Il Katergi neppure- Ci accomodiamo alla meglio, ma male assai

(1) Kissadj Kuy deriva da Kısacıköy. Kısacık significa “molto corto” o “molto breve”. Köy significa “villaggio”.

25 marzo 1852

By Diario turco - Seconda parte

25 [ marzo 1852]

Notte buona, il tempo minaccia,pero’partiamo alle 8; poco dopo sopragiunge una forte pioggia che penetra i nostri materazzi (parola cancellata e sostituita con “macblete”) e sino alle nostre ossa – Incontriamo i soldati che lasciarono il villaggio un’ora prima di noi, e li avanziamo- A mezzo giorno dopo costeggiato un picciol lago giungiamo ad Onckui, grosso villaggio abitato da Greci e da Turchi.- Io vorrei proseguire, ma tutti mi si mettono dattorno per trattenermi. Più innanzi non troveremo alloggio né ricovero.- La pioggia è imminente; le strade pessime; le mule del Katergi sono stanche- Mi sottometto; ma di malavoglia.

24 marzo 1852

By Diario turco - Seconda parte

24  [ marzo 1852]

Notte ottima; ma piove dirottamente, e dopo molto esitare ci risolviamo ad aspettare un giorno.- Il capo del villaggio viene a consultarmi sulla sua salute- Bellissimo giovane; colorito delicato e femminile, corporatura un pò grossa; sguardo dolcissimo, espressione languida. Facilmente mi accorgo della cagione del suo male.- Ha due mogli- Mi prega di visitarne una che ha un male alla mano- Lo accompagno nel suo Harem . La sua prima moglie ha un maluccio di niuna importanza. Tre bei figliolini somiglianti al padre- Alepson che fa il Dragomanno essendosi ritirato, la moglie si scopre, e mi mostra una bellissima figura- è ardita, provocante anco in mia presenza , il povero marito che la lascia fare non senza un pò di confusione- Sopraggiunge la seconda moglie ancor più bella della prima e assai più giovane – Non ha figli- Tutte due  sarebbero chiamate sfacciate in Europa, e la malattia del Bey mi spiega più chiaramente- Questo Bey è assai ricco; possiede quasi tutte le terre vicine; è governatore, cioé riscuote il tributo, e non lo paga.- Ha un bel turcasso con cinque frecce di ferro come le adoperano gli Arabi nel Djerd- Sono aspettati da Antiochia 800 soldati che vanno a combattere i Drusi del territorio di Latakia, i quali ricusano di sottomettersi alla coscrizione- Capiteremo in mezzo alla guerra- Visito anco le mogli del mio padrone di casa.- Son due,e non hanno figli propri ;ma la maggiore serve di madre ad un figliolino infermo che il marito ebbe da una terza moglie morta nel partorirlo – le cure di questa donna (Araba)sono proprio materne-

23 marzo 1852

By Diario turco - Seconda parte

23  [ marzo 1852]

Notte pessima- Mi svegliano col dirmi che le Autorità militari hanno requisito i cavalli del nostro Katergi, ma li hanno poi rilasciati- Non permettono però ad Alepson di affittarne uno sino a Latakia – Questo accidente ci trattiene sino alle 11 a.m.- Viaggio penoso- Sulle prime caminiamo (sic) fra colli ridenti nella direzione del mare. Quindi pieghiamo a sinistra ed entriamo in una stretta gola. Saliamo il monte di diritta . Strada pessima- Sulla cima facciamo colazione- Crediamo di dovere scendere dal monte che salimmo, ma dopo brevissima discesa si riprincipia a salire dolcemente costeggiando monti sassosi ed aridi.- Finalmente ci troviamo ai piedi di una specie di scala tagliata nella roccia- Si sale- Kur con furia gridando e sbuffando, si ch’io suppongo vi sia sulla cima una cavalla- Pare acciecato; – Si arrampica su di una costa che dal lato opposto è tagliata a picco, e salta giù senza interrompere la sua corsa- Scopro finalmente  un  Arabo ch’é venuto a cavallo ad incontrarci dal Kocchkui-Il suo cavallo e Kur nitriscono a vicenda con un enfasi tale che sembrano impazziti- Sono tutti tremanti- L’Arabo dice che si conoscono; forse sono fratelli o almeno concittadini- Soggiunge che i cavalli Arabi son tutti così- Kocchkui villaggio pulito, terre coltivate , popolazione bella, industriosa, e agiata.

22 marzo 1852

By Diario turco - Seconda parte

22  [ marzo 1852]

Notte buona- Tempo piovoso- Verso le 10 a.m. cessa la pioggia e ci mettiamo per via. Caminiamo (sic) verso mezzo giorno nelle gole formate dal Giavur Daghda (1) – Strada pessima e faticosa. I monti vanno perdendosi, e sbuchiamo dopo 2 ore e trenta di viaggio in un piccolo piano bagnato da un lago, sulla riva del quale v’é un antico e bel Khan rovinato; sul colle a man diritta un piccolo villaggio composto di 15 o 20 case- Facciamo colazione e ripartiamo costeggiando il lago a sinistra, e gli ultimi colli a diritta, dai quali gran numero di torrenti vanno a gettarsi nel lago (2)- Terminati i monti ci vediamo innanzi una gran pianura terminata da una gran catena di monti, ai piedi dei quali fra dessi monti e il fiume Oronte è situata Antiochia (3). L’Oronte comunica col lago suddetto- Debbono essere torrenti che riuniti in un corpo formano prima di affluire nell’Oronte (4) , quel lago medesimo- Traversiamo la gran pianura ch’é un orrido pantano- Passiamo su di un vecchio ponte, un ramo dell’Oronte che pochi passi avanti la città forma col braccio principale una specie di Delta- Passiamo l’Oronte su di un altro vecchio ponte, e entriamo in Città.- Alloggio dal Vi.   Console Inglese- Casa piccola discreta, ma trista.- Guarda sul fiume- Alcune larghe ruote ne portano l’acqua in tutte le parti della città- Fortificazioni lungo la cresta dei monti, che mi ricordano Genova- Popolazione: 1000 case Turche, o Arabe- 500 fellah o ansegris

o idolatri.- 250 Greci- Un Kaimakan- Bella caserma fabbricata da Ibrahim Pachà ora abbandonata e cadente.

Note:

(1) Gâvur Dağları (Montagne degli Infedeli)

(2) Antico Lago di Antiochia (o Lago di Amik, in turco Amik Gölü). Il lago si estendeva ai piedi del massiccio montuoso e fungeva da grande bacino idrografico per i numerosi torrenti che scendevano dai monti prima di confluire nell’Oronte. Era noto per la sua ricchezza e per le condizioni paludose, come descritto: “la gran pianura ch’é un orrido pantano.” (Il lago è stato prosciugato nel XX secolo per ragioni agricole e sanitarie).
(3) Antakia. Antiochia fu una delle capitali più importanti del mondo antico (capitale dei Seleucidi, sede del governo romano, e uno dei centri iniziali del Cristianesimo).
(4) Asi Nehri in turco

21 marzo 1852

By Diario turco - Seconda parte

21  [ marzo 1852] Domenica

Il cavallo non è in grado di viaggiare – Antinori dopo molte fluttuazioni si decide a lasciarlo ad Alessandretta sino al nostro ritorno- Prendiamo un cavallo a nolo e partiamo- Ma strada facendo cambia d’avviso, e si decide a rimandar Pietro ad Alessandretta da cui ripartirà fra tre o quattro giorni per Beyruth col cavallo ristabilito- In 2 ore e mezzo si giunge a Beynam(1) ove dobbiamo rimanere sino al dimani. Sito orribile- Casa sporca e miserabile.- 150 case Armene e 500 Turche- Prodotti, un pò d’uva.- Vi è però un Kaimakan, ma deve essere l’infimo fra i Kaimakan- Il borgo è situato dentro una gola sul pendio del monte- Cosicché tutte le case sono al disopra l’una dell’altra- La parte posteriore del maggior numero di esse è appoggiata al monte, e la roccia fa l’uffizio di muro- Facce pallide e malaticcie- I Gavas di Adana sono partiti, ma Alepson ha rimandato il suo cavallo, e mi accompagna a Gerusalemme- Pietro è tornato indietro coi Gavas.

Note: Belen. Città che domina il cruciale passo di montagna sulla via da Alessandretta ( Iskenderun) verso la Siria.

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