Descrizioni di Cristina

Descrizioni della principessa da parte di amici… e nemici

 

«Ella aveva una di quei visi che sembrano appartenere ad un dominio poetico di sogni più che alla grezza realtà della vita. Dei contorni che ricordavano Leonardo da Vinci, questo nobile ovale, con le naturale fossette sulle guancie ed il sentimentale mento appuntito della scuola lombarda. il colore aveva piuttosto la dolcezza romana, lo sfavillio opaco della perla, un pallore fine, la morbidezza. Insomma, era una figura come non se ne potevano trovare che in qualche vecchio ritratto italiano che rappresenta una di quelle gran dame di cui gli artisti italiani del 16′ secolo erano innamorati quando creavano i loro capolavori ed al quale pensavano gli eroi tedeschi e francesi quando cingevano il gladio e passavano le Alpi.»

Heinrich Heine   (“Reisebilder”)

«Fra i volti che mi hanno lasciato un’impressione più forte c’è quello della principessa Belgiojoso. Nessuna poteva non essere colpito dal pallore bizantino della sua carnagione; dalla sua chioma nera come un’ala di corvo; dai suoi begli occhi luminosi, grandi finestre sulla facciata di un piccolo palazzo. Qualcuno obbiettava ( giocando sul significato del suo nome): “bella e gioiosa perché né bella né gioiosa”. No, non allegra; ma certamente bella per coloro che la miravano con gli occhi dell’arte. Madame de Girardin era la decima Musa, ma la principessa Belgiojoso era la Musa romantica.
Come si sa, allora ogni donna romantica vantava un pallore spettrale: una carnagione rosea era fuori moda, e come tale lasciata alla vecchia scuola, con i lsottinteso canzonatorio che il possessore non potesse mai sapere cosa significasse la passione; ma tutti coloro che erano ossessionati dalla visioni di Shakespeare, Hugo o Dumas, non si avventuravano mai in società senza l’ornamento di qualche mescolanza di tinta azzurro-verdastra. Si diceva che la principessa Belgiojoso stimolasse il cervello per mezzo di un veleno di moda, datura stramonium. Non usavano veleno per i topi a quell’epoca. La principessa era una devota entusiasta delle abitudini notturne e stupiva Parigi per l’originalità dei suoi modi. Ogni donna è più o meno come un libro letto troppo spesso. Costei era, tuttavia, veramente un volume nuovo: uno lo prendeva ma a poco a poco e dopo le prima pagine scritte in francese o in italiano inciampava nell’ebraico.
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Essa era consapevole di posare alternativamente come una figura del rinascimento italiano, come una Signora Romantica , come la Musa del Romanticismo ? Una per pervertita in un corpo impeccabile. Alfred de Musset spese la sua seconda gioventù nelle sue reti. Prima di tutto toglieva il respito ma presto affascinava. possedeva quella femminilità penetrante caratteristica delle milanesi: eppure sfortunatamente l’apostolo troppo spesso sopraffaceva la donna perché essa voleva riformare il mondo. Alta, aggraziata, i lsuo viso era modellato in modo ideale: il naso arcuato, leggermente aquilino; le narici palpitanti ed appassionate, la bocca piena, come le labbra che racchiudevano grandi promesse. Bella quando sorrideva, la bocca appariva rigida nei momenti di ravità. Perché la principessa preferiva mostrare un ciglio aggrottato dal pensiero anziché labbra piene di sentimento? Ahimè, era il suo destino.”
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“La principessa dava la precedenza al carattere di un uomo. Fortunatamente essa aveva ii suoi momenti di naturale rilassamento. Per qyuanto il suo orgoglio fosse glaciale, la sua curiosità era acuta ed essa coraggiosamente si esponeva a un capitombolo occasionale nelle trappole parigine. Alfred de Musset l’accusava di amare solo se stessa, ma qualche donna la sospettava di nascondere il suo gioco.”

“La Belgiojoso, una milanese impenetrabile come la Gioconda. Leonardo da Vinci triuscì a far posare Monna lisa per tre o quattro stagioni ma lei non gli rivelò il suo segreto. Viene alla mente il ritratto della principessa di Henri Lehmann, si direbbe una santa gotica, dimenticate nella sua nicchia, con il suo pallore marmoreo, il corpo fragile e sottile come gli angeli di Angelico da Fiesole, ma lei aveva gli occhi terribili della Sfinge, “così grandi” scriveva de Musset “che mi ci sono perduto e non mi ritrovo.
»

Arsène Houssaye   (“Les Confessions, souvenirs d’un demi-siècle”)

«Paragonandola a George Sand : “La fronte è egualmente bella nel suo sviluppo ma la parte inferiore del viso nella principessa è più fine, più distinta e il fascino delle fossette… diavolo, bisogna tenerne conto”»

Eugène Delacroix   (“Souvenirs de Madame C. Jaubert”)

«Un intelligenza rara, lo spirito appassionato e dominatore, uno sguardo potente, un coraggio dal sangue freddo notevole e soprattutto l’arte di piacere come parte essenziale del bisogno di essere adorata

“Andava cercando bramosamente di scuotere la propria freddezza mediante gli omaggi che le venivano dal mondo, ed essendo ciò impossibile, doveva rimaner sempre malcontenta” ( da Jaubert
Ai suoi occhi gli uomini venivano divisi in tre classi: è, lo è stato e deve esserlo ( innamorato)
»

Caroline Jaubert   (“Souvenirs de Madame C. Jaubert”)

«Essa non mi attirava,; mi stupiva. Mi ricordo d’una sera in casa del nostro illustre Berryer.. Vi si eseguiva della musica, e Adolfo Nourrit ( il famoso tenore di Montpellier che avvilito per i cessati trionfi, si uccise poi sotto il cielo ridente di Napoli, e per il quale Rossini aveva scritto la parte di Arnoldo nel Guglielmo Tell) cantava la’ per l’ultima volta. Quella sera aveva ceduto ad una preghiera, alla quale non si può resistere; ma ciò che v’era di triste nel fondo del suo cuore traspariva, contro ogni sforzo, nell inlfessioni della voce e imprimeva una specie di emozione alla società che sapeva dei suoi crucci e della sua partenza. Verso mezzanotte, mentre egli cantava e teneva l’uditorio sotto l’impero della sua simpatica malincona, apparva alla soglia del salotto la principessa Belgiojoso, ancora in lutto di sua madre. Ella portava una veste di seta bianca, ornata di giada. il suo pallore sepolcrale, il suo abbigliamento funereo, i suoi grandi occhi neri brillanti, la sua persona alta e magra, tutto concorreva a darle l’aspetto d’una apparizione d’oltretomba. Ella rimaneva là, sulla soglia, ferma immobile, come una statua di marmo. Berryer stava per andarle incontro: ma ella, con un gesto imperioso, gli fece cenno di non turbare il canto. Ella restò così, là, lappidissima, senza muoversi, e così esile che pareva impalpabile.»

Madame Virginie Ancelot   (“Un salon de Paris, 1824 à 1864”)

«Una signora altrettanto notevole per la bellezza che distinta per il fascino dello spirito e le qualità del cuore. Io trovavo spesso questa donna eccellente al suo capezzale: la sua istruzione solida e varia, il piacere della sua conversazione attenuavano i suoi problemi e gli facevano dimenticare per qualche istante le sue sofferenze. Lafayette mi intratteneva spesso sui meriti rari di questa dama, sulla nobiltà del suo carattere e sulla beneficienza a favore dei suoi infelici compatrioti »

Jules Cloquet ( il medico di Lafayette)   (“Souvenirs de la vie privée du général La Fayette”)

«Brava più che mai quella Principessina che come un vero angiolo chiude gli occhi al virtuoso Patriarca dei Patrioti. Dille che la bontà ch’è il belletto delle brutte, rende le belle ancor più belle.
»

Camillo Ugoni   (“Lettera a Bianchi, riferendosi a Cristina e Lafayette”)

«Nessuno fece più di lei a Parigi per la propaganda dell’idea italiana. essa le conscrò la vita, il patrimonio, il cuore. Ella fu con più ardore ciò che fu con lo spirito Madame du Deffand nel XVII secolo e ventàanni prima Madame de Récamier con più maestà.»

Gabriel Hanotaux   (“Henri Martin, Sa Vie – Ses Oeuvres – Son Temps, 1810-1883”)

«Una bellezza assetata di verità»

«non ho mai visto nulla di così favoloso, di così poetico, di così fantastico come questa nera chioma che si profilava in ondulazioni selvagge sul trasparente pallore del vostro viso. E questo viso, l’avete rubato a qualche quadro del quattrocento, forse al vostro Luini o persino alle poesie di Ariosto… Questo viso mi perseguita, notte e giorno, come un enigma che vorrei risolvere… Del vostro cuore che è senza dubbio assai bello, mi curo ben poco. tutte le donne hanno un cuore e ce ne sono alcune che hanno cuori magnifici. Per esempio mia nonna, ma nessuna ha il vostro viso… Signora, non scherzo, giorno e notte mi gratto la testa per indovinare il significato di questo viso, di questi simboli, di questi occhi inauditi, di questa bocca misteriosa, di tutti questi lineamenti che non sembrano esistere nella realtà, che sembrano essere piuttosto il prodotto di un sogno talché pavento sempre che tutto ciò che evapori un bel mattino. Vi prego, signora, di non evaporare e di gradire l’assicurazione del perfetto rispetto e devozione con la quale sono il vostor umilissimo e obbedientissimo Henri Heine» ( Heine a Cristina, 18 aprile 1834)

Heine dedica le sue memorie a Cristina, definisce l’Italia «Quella terra nobile ed infelice che è la patria della bellezza ed ha prodotto Raffaello sanzio e Urbino, Gioacchino Rossini e la principessa Cristina Belgiojoso»

«La principessa Trivulzio, questa bellezza che anela alla verità» (Franzosiche Zustande)

«Ella è la persona più compiuta che abbia trovato sulla terra. Si, prima di conoscerla credevo che persone come lei dotate di tutte le perfezioni del corpo e dello spirito non esistessero che nei racconti delle fate, nei sogni di un poeta. Ora so che l’ideale non è una vana chimera, che una realtà corrisponde alle nostre idee più sublimi, e , pensando a lei, Principessa, qualche volta smetto di dubitare di un’altra divinità che avevo pure l’abitudine di bandire da’ miei sogni.»
( Heine a Cristina- 30 ottobre 1836)
»

Heinrich Heine   (“Estratti da lettere e libri”)

«Ciò che affascinava in lei, nella fisionomia, era un carattere di una sincerità terrificante, l’anima saliva a fior di pelle; si sarebbe detta un idea piuttosto che un essere.»

François Mignet   (“”François Mignet” di Édouard Petit”)

«D’une taille assez élevée et admirablement prise, la princesse Belgiojoso avait une figure ovale à la façon de la Joconde mais le nez plus aquilin que ce charmant modèle. De très-grands
yeux noirs illuminaient son visage, que des cheveux également noirs encadraient avec harmonie.

En la contemplant, l’attention aurait pu être fixée
par ces beaux grands yeux, par ce nez légèrement cambré, aux narines fines et dilatées ; mais ce qui absorbait le regard, et de loin provoquait la curiosité, c’était la pâleur mate du teint, qui, le soir, prenait une nuance absolument fantastique où le bleu et le vert se confondaient, donnant ainsi à la princesse une apparence de fantôme tout à fait saisissante
»

Édouard De la Bonninière Beaumont-Vassy   (“Les salons de Paris et la société parisienne sous Louis-Philippe Ier
“)

«Impenetrabile come una Gioconda»

Alla futura moglie:
«La principessa è una donna molto differente dalle altre donne, non molto attraente, ventinove anni, pallida, capelli neri, bianca come il gesso, magra e con tendenze da vampiressa. Ha la sorte di non piacermi, sebbene sia intelligente, ma s’impegna troppo ad effetto» ( Lettres a M.me Hanska, T1, p.579)

Quando descrive però la sua futura moglie alla sorella, scrive che M.me Hanksa è «un capolavoro di bellezza che posso soltanto paragonare alla principessa Belgiojoso, infinitamente meglio»
( correspondance T2, p.390)
»

Honoré de Balzac   (“Estratti da lettere”)

«Camera da letto bianca, letto sbalzato d’argento scuro simile alla bara di una vergine.»

&lraquo;Mai una donna seppe recitare l’arte dell’effetto quanto la principessa di Belgioioso. (…) Pallida, magra, ossuta, con gli occhi fiammeggianti, ella giocava agli effetti di spettro e di fantasma»

«Lei posava. Lei voleva a tutti i costi farsi notare»
Appellativi :”La commediante”, “La principessa rovinata”, “La principessa sfortunata”

Lettera a Liszt :
«La commediante esce di qui e mi affretto a dirvi le mie impressioni senza reticenza e diplomazia. L’ho trovata con un viso devastato, quasi brutta, d’apparenza magra ed emaciata, nient’affatto gran signora, meno intellettuale di quanto pensavo. E’ rimasta un ora e non ha detto una parola un poco significativa, ruota gli occhi in modo molto affettato e sgradevole e oltre a tutto diffonde intorno a sé non so quale impressione di falsità e malignità.» ( Da Incisa/Trivulzio, p. 197)

«Mai una donna seppe esercicate l’arte dell’effetto quanto la principessa Belgiojoso. Lo cercava, lo trovava in tutto: oggi in un negro, e nella teologia, domani in un arabo, ch’essa coricava nella sua vettura per fare strabiliare i passeggiatori del Bois de Boulogne; ieri nelle cospirazioni, nell’esilio, nei gusci vuoti delle frittate, ch’ella stessa cucinava quando le piaceva farsi credere rovinata. Pallida magra, ossuta, con gli occhi fiammeggianti, ella giocava agli effetti di spettro e di fantasma. Volentieri accreditava certe voci che per maggiore effetto le mettevano in mano la coppa e il pugnale dei tradimenti italiani alla corte dei Borgia.»
Da “Mes souvenirs” di Daniel Stern.
»

Daniel Stern (Marie d’Agoult)   (“Estratti da lettere e Souvenirs”)

«Ultimamente sono andato a visitarla. L’ho trovata seduta su di un divano stile rinascimento in un salotto dello stesso stile. Era il mattino: portava una vesta da camera bianca sotto il quale traspariva una specie di corsetto in velluto rosso. In testa aveva un immenso turbante che mi ha ricordato quello della Sibilla di Michelangelo. Mignet era in piedi dietro il divano e si appoggiava con disinvoltura sulla spalliera di legno di quercia scolpito; liszt, il pianista, in una blusa di velluto nero, con i lunghi capelli lisci che gli cadevano sulla spalle, senza cravatta e con un berretot in mano, era seduto su uno sgabello davanti alla principessa.
Ero talmente stupito, esterrefatto per tutte le stravaganze che mi circondavano che ho faticato ad avviare una conversazione. La principessa, amando circondarsi, da una parte, di tutti i giovanotti più stravaganti, e dall’altra dagli intellettuali più distinti, presenta una mescolanza bizzarra di assurdità e di cultura improvvisata che ispira volta a volta dell’ammirazione e della pietà: ma si finisce col compatirla.
C’è da meravigliarsi se la principessa Belgiojoso, circondata come essa è da giovani così maleducati, prenda i loro modi e pretend di darsi delle arie da donna superiore non sottomettendosi alle regole della buona creanza e della cortesia?»
( 8 giugno 1836)

«Si compiace di assumere la fisionomia di uno spettro»

«La principessa di Belgioioso a parte la sua pretesa di essere una seconda Saffo o una seconda Corinna, trova piacere ad assomigliare a un fantasma :è pallida ed esangue, porta delle pettinature e dei turbanti di forma insolita, vestiti eccessivamente scollati e particolarmente vaporosi, drappeggi così bizzarri che si crede continuamente di scoprire un pugnale nascosto sotto le pieghe. Gli occhi neri che le escono dalla testa, che essa gira da tutte le parti in un modo sinistro, i suoi lineamenti del resto immobili, questa bocca le cui labbra minuscole e pallida non sembrano fatte che per lasciar sfuggire un sospiro di dolore, tutta la sua tenuta, il suo modo di camminare e ogni movimento ch’essa fa sono in armonia con il ruolo che svolge, triste e bizzarro stato di una donna il cui spirito suona falso »

Conte Rudolph Apponyi, ambasciatore d’Austria   (“”The Memoirs of Count Apponyi” di Albert Apponyi”)

«Ebbi la sfortuna di affascinarla. Mi arrivò uno sbuffo di letteratura nascosta e guardai l’orlo della veste di lei per vedere se qualche sfumatura azzurra non alterasse il candore delle sue calze. Detesto le donne che fanno il bagno nell’inchiostro blu. Ahimè! Era peggio di una letterata di professione. La marchesa contempla romanzi didattici, poesia sociale, trattati umanitari, e sui suoi tavoli e sedie si vedono tomi solenni con le orecchie alle pagine più noiose
»

Theophile Gautier   (“La croix de Berny”)

«(Stessa serata di Madame Ancelot, A casa di Madame Récamier)

“Un altra figura pittoresca, era quella della principessa di Belgiojoso che evocava il ricordo di una eleonora del Rinascimento, con il suo vestito a pieghe diritte, i suoi grandi occhi neri, e il suo stupefacente pallore. si racconta che la principessa, entrando tardi una sera nel salotto dove si faceva della musica, si arrestò immobile sulla soglia per non interrompere il cantante. Il suo vestito di seta bianco, i suoi gioielli di giada, la sua immobilità, e soprattutto il suo pallore di marmo con il quale gli occhi e la chioma di un nero intenso formavano uno strano contrasto, davano l’impressione di un bel fantasma. Qualcuno mormorò : ” Com’è bella!”. “Si”, si ribatté “doveva essere bella quando era viva”

»

Katherine O’Meara   (“Un salon a Paris”)

«A uno di questi balli [a Firenze], in mezzo a un convegno di donne elegantissime e bellissime, fui colpito dalla comparsa di una strana bellezza: il suo vestito nero e rosso era semplice e bizzarro: dei capelli neri e fini, naturalmente ondulati senza alcun ornamento, la fronte larga di un giovane Faust, delle sopracciglia ammirabilmente disegnate, i grando occhi distaccati di una statua antica, uno sguardo misterioso davano al viso qualcosa di severo e di profondo; mentre la perfezione del naso, il sorriso delizioso, l’attrattiva di una fossetta svelavano la grazia femminile in tutto il suo fascino, l’incarnato era pallido e scuro; essa aveva appena vent’anni e sembrava vivere per la seconda volta. domandai il suo nome : principessa Belgiojoso.

»

Conte Edmond d’Alton Shée   (“Mes memoirs.”)

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