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Cristina Trivulzio di Belgiojoso

10 febbraio 1852

By Diario turco - Seconda parte

10 Febbraio [1852] Martedì-

Mi si annunzia bel tempo- partiamo alle 8,30 – Ritroviamo il medesimo piano di ieri,  che fu interrotto dal villaggio, e sua picciola valle . Si lascia a mano manca il villaggio di Ciryles; poco dopo a mano diritta un altro piccolo villaggio ove beviamo un caffé. Si chiama Balabaulen- All’escire da quello si entra in mezzo a due file di piccioli rialzi di terra, che sembrano piutosto fortificazioni dell’arte che opera della natura- Dopo alquanto girare si ascende uno di questi monticelli, e si giunge in un un altro piano simile ai due di cui ho già parlato- Il terreno però va leggermente innalzandosi innanzi a noi e ci toglie la vista dell’orizzonte. Giunti al termine del piano, vediamo secondo il solito a nostri piedi aprirsi una bellissima valle ed altissimi monti innalzarsi dirimpetto a noi. Fra due di questi, si inoltra la stessa valle- Entriamo in essa- Va stringendosi sempre più- Dopo un ora di cammino si giunge a un Dervent, luogo così nero ed affumicato che non si può entrarvi. Cominciamo a salire uno di quei monti fra i quali caminavamo da più di un ora. La strada è coperta di neve gelata – Kurea  Dughda- Dopo discesi anzi verso il pendio un villaggio Turcomanno chiamato Kenklizek Bagai- Le case Turcomanne sono fatte in questo modo.

Facciamo colazione, e ripartiamo- Si continua a discendere, avendo sotto gli occhi una immensa valle terminata da altissimi monti- La valle si divide in moltissimi piccoli recessi. In uno di questi è situato il villaggio di Keraghiecilé- Pare vaghissimo a distanza; ma da vicino è secondo il solito dei villaggi Turcomanni- Camera lunga,stretta,senza aperture se non piccioli fori turati da sporchissima carta , partita per lungo da ringhiera di legno ; gran camino nel fondo; sui due lati tappeti, materazzi e cuscini – Vado a visitare la figlia del padrone ch’ha una larvata- Pranziamo tardi , poi mi corico. Mi portano un buon mellone

8 maggio 1852

By Diario turco - Seconda parte

8 Maggio [1852]

Altri cavalli sferrati, ed altro ritardo – Poco dopo la nostra partenza si alza il sole – Caldo insoffribile,e mosche crudelissime nella pianura di Nazareth – A mezzo una pozzanghera d’acqua nera , a diritta di questa un monticello con rovine abitate da Arabi – Non v’é un palmo d’ombra, e i cavalli sono pazzi per le mosche – Più in là vi è un’ameno villaggio, sepolto nei giardini – Ivi ci dirizziamo – L’antico cavallo di Nadj Mustafà cade nel pozzo – Gran fatica a cavarnelo -Intanto io, Maria, Antonini siam giunti all’ameno villaggio – Kur mi dà un calcio al ginocchio – Mi vien la febbre – Chemsin – Mi par di morire – Spasimo – I Beduini compassionevoli – Quando piace a Dio tramonta il sole, e mi trasporto a Nazareth- Riposo nel Convento  – Dopo 48 ore, comincio a sputar sangue – Lo ripeto dall’acqua fredda che mi feci versare sulla testa,e le braccia durante la febbre, e il Chemsin – Ma lo sputo sanguigno persiste e sono molto debole – Otto giorni di malattia – Cessato il sangue vomito percoduo Chinino – Il giorno prima della partenza andiamo a fare un giro a cavallo : Antinori monta il nuovo – Scappa Antinori fa uno sforzo per voltare il cavallo- Dolore acuto alla spalla -Nuovo ritardo – La sera però ci mettiamo per viaggio – è stata ritrovata Gasal – Una famiglia di Beduini la teneva- Timore del Governatore e di tutto il paese -I nostri e Maria vanno alla casa Beduina a  prenderla – Vengono in massa armati – Vogliono 500 piastre – Vengono da me – Vado in collera e dico che la cagna è mia,e non la voglio comprare – Finiscono col contentarsi di piastre 70 di bakchick – Danno anche due piccoli – Restiamo amici,e si offrono di accompagnarci in viaggio – La gente del Convento ci raccomanda certo capo Beduino molto stimato col quale ci accordiamo; il quale prende con esso i Beduini della cagna – Questo Capo ha viaggiato con M.re de Soley, ed altri Europei; è stato a Parigi, ed è decorato della Legion d’Onore- Prima di partire da Nazareth fui dal Console Francese- Un Arabo figlio di un antico capitano dei Mammeluki Francesi; la madre sua di 120 anni gode buona salute, ha bei denti, e capegli (sic)neri, buona vista, buon udito, buon appetito etc.- Quando lasciammo Nazareth arrivava il Patriarca di Gerusalemme – Gran festa- Tutto il paese fuori; fuochi, fucilate etc.- Le donne cantano con quei trilli che ho sentito tante volte a Gerusalemme- Partiamo il 17 a sera accompagnati dai nostri quattro Beduini- Arriviamo avanti nella notte a Lubin.

7 maggio 1852

By Diario turco - Seconda parte

7 Maggio [1852]

Antinori monta il cavallo nuovo e partiamo verso le 4 a.m.- I Francesi sono partiti mezz’ora prima- Verso le 9 ci troviamo alla stessa fermata presso ad una fonte- Disputa fra Antinori e Antonini- Si riappattumano- Ripartiamo verso il cadere del sole e giungiamo sul far della notte a Nabulis- Troviamo tutto pronto, tenda e cena: mangiamo, e ci corichiamo- Due cavalli sono sferrati, e dobbiamo aspettare il giorno per riferrarli- I Francesi ci precedono e dicono che andranno sino a Nazareth- Buon pro lor faccia- Partiamo alle cinque, sbagliamo strada, e la allunghiamo – Passiamo per Sebustus, che potrebbe essere la antica Sebaste- Vi sono delle rovine del medio evo- Riposato in un’ameno bosco di ulivi al piede di Sebustus(1)- Proseguito per Bur Kat, Pentecomiat, Adjar, etc. a Djemin – Cena e letto pronti.

Note:

(1) Samaria

6 maggio 1852

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6 Maggio [1852]

Si parte da Gerusalemme, ed io ne parto col cuore addolorato- Il mese quivi passato fu per me una serie di dolcissime emozioni- M.r Le Quena, ed il D.r Mendelsohn, e Villemain partono con noi, ma non credo che rimarremo lungamente insieme. Andiamo a pernottare ad El Birch villaggio 3 ore distante da Gerusalemme- Mendelshon monta il mio nuovo, e bellissimo cavallo: il suo deve montarlo Antonini, ma il suo uomo non avendo ricevuto ordini l’ha ricondotto alla scuderia- Ritardo- Antonini, il Dragomanno e Nadj  Mustafà non arrivano che tardi nella notte.-

26 aprile 1852

By Diario turco - Seconda parte

26 [aprile 1852] Lunedì

Visita al Patriarca- Regalo a Maria di una reliquia della Vergine, ed a me di una conchiglia di madreperla lavorata – Arrivo del Console Austriaco- Comperato due altri cavalli- Un cavallo brutto, ma ottimo per 580 piastre. Una bella giumenta per 1100- Un altro cavallo bellissimo con garanzia scritta per 1800 piastre.- Siamo stati a Bethlehem e il povero orbo si è ammazzato. Nady Mustafà ha venduto il suo cavallo al nostro Katergi, e ne ha comprato  un ‘altro assai bello, ma troppo giovane- Andammo a Betlehemme- Grotta  della Natività; luogo ove fu posto il bambino appena nato, ossia presepio.- Luogo ove fu adorato dai Magi- Pochi passi più avanti luogo ove dormiva S.t Giuseppe quando gli fu portata la notizia che gli era nato un figlio- Tomba di S.t Giuseppe- Tomba degli Innocenti- Tomba di S.t Eusebio di Cremona discepolo di S.t Gerolamo- Tomba di  S.Gerolamo. Di S.ta Paula ed Eustochia- Grotta, ove S.t Gerolamo visse per tre anni, e scrisse la  Volgata . Fuori di Betlehemme grotta così detta del latte, ove si sarebbe ritirata la Vergine per aspettare l’epoca della purificazione – A un’ora dalla Città l’Ortus conclusum, e le vasche di Salomone, ma sembrano di costruzione assai più moderna- Siamo andate a vedere il  campo del Sangue sul monte del Mal consiglio- Vista magnifica- Nel monte grotte funeree in quantità:  si direbbe una intera città- Nel fondo della valle dopo il villaggio di Siloe bosco di ulivi, e cisterna detta del fuoco sacro, perché in essa il Sacerdote Anania nascose il fuoco sacro prima di andare in cattività a Babilonia- E lo stesso fuoco vi fu ritrovato ottant’anni dopo quando ritornarono gli Ebrei a Gerusalemme.- Vista la grotta ove visse Geremia- Oggi custodita da un Santone Turco- Bella, spaziosa, divisa in vari compartimenti; luogo ameno- Vista la tomba della Vergine, di S.t Anna e S.t Gioachino- Vasto, bel sotterraneo nel quale si scende per 28 gradini di marmo.-

24 aprile 1852

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24 [aprile 1852] Sabato

Disputa fra il M.r e Campana – Prima delle 4 montiamo a cavallo – Il tempo sebbene sereno è fresco . Risaliamo i  monti che scendemmo ieri, ma più verso settentrione. Passiamo davanti varie rovine .- Fra l’altre quella di un antico Khan fortificato che si dice essere stato il teatro della famosa parabola del buon Samaritano- A un’ora da Gerusalemme alla fontana degli Apostoli  incontriamo un Beduino con una bella cavalla- Gli chiediamo se vuol venderla, e ne chiede 2000 piastre- Ci accompagnerà in città e vedremo. Giunti in Gerusalemme ci sono condotti più di 30 cavalli da vendere- Compero la prima per 1400 piastre, e un Mahuk- Riposatami qualche ora, vado con Maria a riconciliarmi prima di comunicare- Visita alle Suore.

23 aprile 1852

By Diario turco - Seconda parte

23 [aprile 1852]Venerdi

Alle 2 e mezzo a.m.ci mettiamo in viaggio .- Mia gioia vedendo il cielo annuvolato, e sentendo il vento quasi freddo che ci viene incontro .- Quando spunta il giorno vediamo ai nostri piedi il Mar Morto – Il Paese è bello nella sua orridezza – Il torrente di Cedron spaventa – Ora è asciutto – Alle 8 ci troviamo sulle sponde del Mar Morto – Il D.r si dichiara stanco , e vuol fermarsi,ma non vi essendo acqua dolce, si decide a proseguire sino al Giordano- I nostri Beduini si conducono bene- Uno di essi mi porta il mio pugnale guarnito di argento che avevo dimenticato in una grotta- Tutti ci servono con premura- Verso le 10 ci fermiamo sulle rive del Giordano – Luogo incantevole – Foresta vergine che dalla pianura appena si scorge- Piante, uccelli , insetti affatto nuovi- Le impronte di un grossissimo quadrupede, che dev’essere un leone- Attacco di Beduini nemici dei nostri.- I nemici fuggono – Gran paura del Gavas e di Podos. Alle tre si riparte , e dopo poco più di un ora si giunge a Gerico – Vera oasi in mezzo al deserto .- Piante di fichi,granate, aranci e palme – Il Governatore dà da mangiare al D.re estenuato, e promette una buona cena,che non si fa troppo lungamente aspettare –

Io mi corico senza aspettare né l’agnello né il pilat e dormo placidamente sino all’indomani alle 2 e mezzo.-

22 aprile 1852

By Diario turco - Seconda parte

22 [aprile 1852] Giovedì

I cavalli non vengono che alle 8 e mezzo – Il figlio di adozione del Console Botta, e M. Amedee chiese di unirsi a noi e accettiamo- Si parte, e si giunge alle 11 a Saba.- Il convento è chiuso e non si apre- Ci  ricusano anche l’acqua; il caldo è eccessivo , non c’é né ombra, né erba, solo un poco di vento. Mangiamo il pane, il cacio, ed il salame portato con noi- M. Amedee mi racconta che l’anno scorso due de suoi compagni di viaggio morirono di caldo nel tornare dal mar morto . Mi assicurano pure che vi sono 12 ore di strada da Saba a Jerico- Come faremo? Mi raccomando a Dio e passo la notte nella massima inquietudine- A Maria duole il capo.

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