In questo periodo di caldo torrido, mi vengono in mente le parole di Cristina, anche lei alle prese con le alte temperature della Turchia. Riporto qui le sue parole estratte da una lettera al suo fraterno amico Augustin Thierry:
“Ciaq Mag Oglou – 27 Luglio 1851
Mio caro fratello,
Mi accade ora ciò che non mi era ancora accaduto, cioè di essere sopraffatta dal calore. Senza dubbio il calore agisce in altro modo che per le sensazioni che ci procura — Il sole che qui è di un’ardore insopportabile e comunica all’atmosfera, alla terra e a tutto ciò che vi circonda una temperatura bruciante e febbrile che si attacca a voi e vi consuma, malgrado il vento vivo e fresco che non ci permette di sentire gli effetti materiali del calore — L’aria è così pura in queste valli che sopportiamo le nostre sofferenze senza inconveniente per la nostra salute ma sono vere sofferenze, e ciò è un merito autentico; sofferenze delle quali non si saprebbe rendersi conto senza l’aiuto della riflessione.
È mentre le mie carte e i miei libri svolazzano attorno a me nella mia camera, portati da un vento quasi freddo, che sento un sudore raffreddato scorrere lungo le mie membra, e una indefinibile sensazione di soffocamento scendere dalla mia testa sul mio petto — Coloro che non riflettono si credono malati, ma il loro polso mi rassicura, come il mio — Passo le mie giornate distesa in una poltrona e il minimo movimento mi provoca palpitazioni e soffocamenti che attribuirei senza difficoltà a un male nascosto se avessi più ragione che immaginazione.“